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Allarme wireless nelle scuole inglesi “Smog elettromagnetico pericoloso”

wifiLONDRA – Il Wi-fi, la tecnologia per connettersi a internet senza l’utilizzo di cavi, finisce sul banco degli imputati in inghilterra. Sir William Stewart, capo dell’agenzia per la protezione della salute (Hpa), ha annunciato di voler avviare un’indagine per stabilire i potenziali pericoli che il wireless rappresenta per la salute, in particolare per quella dei bambini. Nelle scuole del Regno Unito, infatti, il nuovo network per la connessione si sta diffondendo molto rapidamente, con metà degli istituti elementari e i 3/4 delle superiori già attrezzati.

Secondo quanto riportato dal giornale ‘Independent on Sunday’, Stewart vuole che i bambini vengano monitorati per individuare eventuali effetti nocivi del wi-fi, il cui funzionamento è stato accostato alle radiazioni emesse dalle antenne per la telefonia cellulare. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che la rete senza fili crei uno ‘smog elettronico’ potenzialmente dannoso per la salute. E i rischi sarebbero molto seri. Recenti ricerche parlano infatti di alto potenziale cancerogeno e senilità precoce.

Stewart, già consulente del governo Blair e autore di inchieste sulla pericolosità dei telefonini, aggiunge così il suo peso alla schiera di coloro che da tempo chiedono un indagine sul wireless. Infatti la nuova tecnologia non preoccupa solo Stewart: il sindacato degli insegnanti ha annunciato che scriverà questa settimana al ministro per l’Istruzione Alan Johnson perché avvii un’indagine ufficiale su queste radiazioni e sui rischi da esposizione. Inoltre alcuni governi locali europei – come Salisburgo in Austria – hanno chiesto alle scuole di non installare il wi-fi, citando gli studi che ne dichiarano la pericolosità.

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TELEFONO, TUMORE PAROTIDE…

Il mio caso penso non sia unico in Italia, molte persone si saranno trovate ad affrontare il calvario di un tumore nella zona di utilizzo del telefono cellulare, senza pensare che la colpa sia di questi infernali giocattoli.
Mi rivolgo al coordinatore del forum per chiedere di sensibilizzare di più i vostri sostenitori, e magari rivolgervi maggiormente a questo studio oltre che al problema delle antenne, perchè ad ogni antenna possono corrispondere migliaia di altre fonti di radiazione potenti, i cordless a lunga gittata e i cellulari.
Cerchiamo di smuovere tutti gli studiosi che già conoscono quanti danni possano fare le onde telefoniche e che la pensano diversamente da Veronesi o da chi ha fatto studi per conto delle compagnie telefoniche.
Cerchiamo di costituire un comitato che possa avere voce e denunciare questi danni.
In altri paesi esistono già, contattiamoli.
Certo c’è bisogno del vostro aiuto e della vostra conoscenza e direzione.
A questo proposito vorrei affidarmi a voi per avere dati che esaudiscano la mia ricerca.
Sono appena stato operato alla parotide sinistra, mi hanno asportato un tumore maligno: Carcinoma mucoepidermoide.
Da più di vent’anni uso, in azienda, un cordless molto potente con antenna posizionata sui tetti, telefono modello “Jetfon”.
Il telefono l’ho sempre ascoltato a sinistra.
Vi chiedo.
Quali relazioni ci sono fra le onde del cordles e il mio tumore?
Potete fornirmi dei dati sicuri e valutabili?
Io sono convinto che purtroppo dopo l’utilizzo per ventidue anni per 10 ore al giorno di questo infernale telefono,sia la causa del mio tumore.
Come dimostrarlo?
Grazie per la vostra collaborazione,cordiali saluti.

Angelo Stradiotti

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Germania: decine di tumori per i radar

Nuovo caso di allarme nell’esercito: 69 soldati addetti ai radar militari si sono ammalati di cancro tra il 1976 e il 1996. Ma potrebbe essere solo la punta di un iceberg: furono esposti 900 uomini.
BERLINO – Sessantanove malati di cancro, di cui 24 già morti, e forse si tratta solo della punta di un iceberg. Un autentico bollettino di guerra giunge dalla Germania, questa volta però sotto accusa non sono i proiettili all’uranio impoverito, ma normalissimi radar militari. Finora, almeno ufficialmente, ritenuti innocui. A lanciare l’allarme è stata il secondo canale televisivo pubblico “Zdf”: l’emittente cita uno studio – in un primo tempo negato, poi confermato dallo stesso ministro della Difesa Rudolf Scharping – che dimostra scientificamente come nel corso di 25-30 anni i militari addetti ai radar siano stati esposti, senza alcuna protezione, a raggi X, un “sottoprodotto” dei raggi emessi dal radar. I risultati sono gravi danni alla salute dei soldati, i sessantanove casi rintracciati sono soltanto un campione, complessivamente il numero di militari esposti in questi anni alle radiazioni si aggira intorno alle 900 unità. L’età media delle morti di cancro – si parla di leucemia, tumori cerebrali, cancro ai nodi linfatici, carcinomi polmonari – è di soli 40 anni.

Secondo lo studio citato dalla “Zdf”, già alla fine degli anni Cinquanta la Bundeswehr era al corrente dei rischi per i soldati, ma non aveva mai preso alcuna misura di protezione. Ancora negli anni Novanta i valori massimi sono stati superati ad esempio nel sistema di difesa Patriot.

“Con sicurezza – si legge nello studio – si può affermare che le soglie di tolleranza massima sono state ampiamente superate. I soldati non sono stati né informati né protetti”. Secondo la “Zdf” lo studio era già da due anni in possesso delle autorità militari, che però l’avevano tenuto sotto chiave.

Una pesantissima accusa, cominciano a fioccare le denunce degli ex milari danneggiati. Il primo è l’ex sottoufficiale addetto ai radar Peter Rasch, oggi cinquantanovenne, che negli anni Sessanta si ammalò 39 volte in soli quattro anni, i medici non riuscirono mai a trovare le cause. Più tardi al sottoufficiale fu scoperto un tumore al polmone, fortunatamente guarito da una tempestiva chemioterapia. Rasch ha in mano documenti che dimostrano che già nel 1958 il suo posto di lavoro era stato ispezionato dalle autorità locali, raccomandando ai vertici militari di porre protezioni di piombo intorno alle apparecchiature. Ancora nel 1992 una misurazione aveva rivelato valori 15 volte superiori ai livelli di guardia.

Il ministro Scharping ha ammesso l’esistenza dello studio: “Il numero dei casi registrati è davvero drammatico” – ha detto. Scharping ha chiesto che i tempi dei tempi brevi per i risarcimenti, ma ha difeso il suo dicastero: “Già nel 1962 – ha detto – furono diramate istruzioni di protezione, riprese dalla Nato nel 1978 e solo nel 1984 dalle autorità civili”.
Adesso però si pone un dubbio drammatico: gli impianti radar tedeschi sono spesso analoghi a quelli usati in altri paesi della Nato, Italia inclusa. E se anche altrove non fu usata alcuna protezione, il caso tedesco dei radar potrebbe diventare – come già mucca pazza e i proiettili all’uranio – un caso europeo.

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