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Insonnia, mal di testa

Insonnia, mal di testa, tachicardia, tendiniti. Questo lamentano gli abitanti di via Carducci. E danno la colpa alle antenne telefoniche della Tim, della Omnitel, della Wind e della H3g installate sui piloni dello stadio Appiani, davanti alle case, sopra le teste della gente. In una parola: elettrosmog. L’esposto inviato alla Procura dai residenti si è tradotto in una complessa indagine coordinata dal pubblico ministero Renza Cescon. Il magistrato – ipotizzando il getto pericoloso di cose e le lesioni colpose – ha affidato al dottor Massimo Montisci, dell’Istituto di medicina legale dell’Università, e al professor Giuliano Bressa, già docente di tossicologia ambientale, il compito di studiare il fenomeno e di accertarne il nesso causale con l’ipotesi di reato. Ma la scienza ha potuto dare solo risposte deboli, non sufficienti ad affrontare un dibattimento. Per questo il rappresentante dell’accusa ha chiesto l’archiviazione del caso. Tuttavia gli abitanti di via Carducci si oppongo ad un colpo di spugna della magistratura. Ieri mattina, dinanzi al giudice Cristina Cavaggion, hanno ribadito le proprie ragioni. Il giudice si è riservato di decidere sulla sorte dell’inchiesta.
I campi elettromagnetici tanto bene non fanno. Questo è un sospetto diffuso. Ma le attuali conoscenze scientifiche escludono una correlazione causale tra l’esposizione alle emissioni a bassi livelli di radiazione e le sintomatologie lamentate dagli abitanti della via. In sostanza – è costretto a concludere il pubblico ministero – i malesseri patiti dalle parti offese non risultano essere in nesso materiale diretto con gli scarsi valori delle radiazioni non ionizzanti registrati. Nè è possibile sotto il profilo medico-legale classificare quei disturbi fisici come “malattia”. In sostanza, gli studi sin qui compiuti in via sperimentale non sono sufficienti per attribuire una rilevanza penale alle antenne dei telefonini.

Di differente opinione i residenti. Alcuni mesi fa, in concomitanza con il deposito della consulenza tecnica disposta dalla Procura, il professor Angelo Levis, presidente dell’Apple, l’associazione contro l’elettrosmog, aveva censurato le conclusioni dei periti dell’accusa, ricordando in particolare come proprio il professor Bressa sia un assertore della elettrosensibilità a tal punto da vendere attrezzature di difesa dai campi elettromagnetici. A dare ragione agli abitanti ci sono poi le consulenze dei medici legali Carlo Scorretti, docente all’Università di Parma, e Raffaele Giorgetti.

Una cosa è certa: in tema di elettrosmog gli enti locali predicano bene ma razzolano male. Basti ad esempio ricordare una recente indagine della Provincia sugli elettrodotti secondo la quale sarebbero almeno cinquemila le persone a rischio. Ma se questo è vero, perchè allora viene rilasciata una gran quantità di concessioni per l’installazione di antenne e tralicci? Bisogna proprio dire che il comportamento degli enti è “evangelico”: la mano destra non sa cosa fa la sinistra. Peccato che in gioco ci sia la salute della gente.

G.Colt.

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