Fuori dal letto i campi magnetici sospetti di generare disagi al riposo e alla salute. Ageostan ha creato “Stan”, una stuoia con sottili fibre metalliche che, abbinata a tessuti di lana, cotone, o altro, impedisce alle onde elettromagnetiche di interferire con il nostro corpo. Agisce verso i campi provenienti da elettrodomestici o ripetitori, ma anche per quelli che s’insinuano dal suolo. Per il letto ci sono coperte e teli sottomaterasso (nella foto la coperta “Magnolia” in pura lana vergine), ma sono disponibili anche tessuti leggerissimi in organza per tendaggi di ogni stile.
Incremento medio del 40% negli ultimi 20 anni di tumori al cervello
Da Repubblica del 15 marzo 2003:
TUMORI AL CERVELLO IN AUMENTO
Le ultime statistiche americane parlano di un incremento medio del 40% negli ultimi 20 anni! e in particolare nella popolazione tra i 20 e 40 anni. 7.000 ogni anno i casi in Italia. A lanciare l’allarme i neuroncologi riuniti a Padova al secondo congresso dedicato al cancro cerebrale.
Sul banco degli imputati le onde elettromagnetiche e il cosidetto ELETTROSMOG. Una prova a favore sarebbe secondo il presidente del congresso il fatto che in america NON sono colpiti i pazienti neri, gli operai, la popolazione rurale e i ceti meno abbienti e sostiene che “e’ ormai noto il fatto che le onde lettromagnetiche generano alterazioni cellulari”. Infatti, anche li a Padova si e’ riscontrato un forte aumento e specie nei cosidetti “colletti bianchi” da 60 casi di tumore nel 1996 a ben 296 casi nel 2002 !!!( anche se li a Padova arrivano pazienti da tutta italia).
Si stanno studiando specifici “test” e nuovi farmaci orali: il temozolomide e il imatinib.

Data: 01/03/03
Tipologia: Tavola Rotonda
Partecipazione come: Relatore
Organizzato da: Ageostan
Presso: Liceo Scientifico “Nuzzi”, Andria (Ba)
“A stare in casa stavo male”
IL PRIMO COLPITO IN ITALIA
Fa capire che avrebbe fatto volentieri a meno di tutta questa pubblicità. Giuseppe Carletti, il 57enne di Cremona, è il primo malato in Italia di elettromagnetismo. L’odissea del pensionato, ex autista dell’Aem, ancora giovane, sia anagraficamente che di spirito, è iniziata quattro anni fa, dopo che una nota compagnia telefonica ha istallato un ponte (così si definiscono quelle specie di centraline che servono a mettere in rete i vari tralicci) proprio nel cortiletto retrostante il condominio dove vive, al civico 117 di via Del Giordano. “Quando sono in casa, ormai mi viene l’ansia, mi sento qualcosa che non so dire” racconta Giuseppe Carletti. La sua vita è cambiata da qualche anno. “Non ho mai sofferto di mal di testa. All’inizio quando andavo a fare le prime visite, non dicevo nemmeno di aver dietro casa quell’ap parecchiatura. Non associavo minimamente le due cose”. Il rumore, un ronzio martellante, continuo, ma la notte… “Non riuscivo più a dormire, nemmeno ora, sebbene l’abbiamo attutito con dei pannelli appositi antirumore” spiega il 57enne. Al punto che anche ora, per lui ormai ipersensibile e malato, quel rumore è una tortura cinese. Giuseppe Carletti è il primo malato di elettromagnetismo in Italia: malato certificato. “Ho prima fatto una vista all’Ospedale Maggiore, un breve periodo di ricovero” racconta Carletti. I sintomi, anzi i malori, erano diventati, poco tempo dopo l’istalla zione della centralina, insistenti. Mal di testa “Quelle fitte come se avessi un ago di una macchina da cucire continua. Fitte all’arcata sopraccigliare sinistra, che scendeva, e poi l’occhio che mi lacrimava di continuo” racconta Carletti. Mal di testa perenne, lui che non aveva mai sofferto di mal di testa, a volte persino il vomito. Insonnia l’unico modo per fuggire a quella tortura era uscire di casa. “Mi sembrava che la cosa si attenuasse quando ero fuori”. I consulti medici. Prima alla Clinica le Ancelle di Cremona. Diagnosi: cefalea a grappolo martellante. Un anno fa entra in cura al Centro per le cefalee dell’Università degli Studi di Parma. Riscontrati i sintomi, riscontrato che non v’era nulla di fisiologico che potesse giustificarli, anche per i medici era diventato un rebus stabilire quale fosse la causa. La svolta all’Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del Lavoro, un anno fa. Qui con tutta la documentazione accumulata negli anni, Giuseppe Carletti per la prima volta ha parlato di quel ripetitore ad un metro dalla finestra di casa. Esaminato tutto, visitato il 57 enne, per la prima volta viene individuato nel ripetitore la causa inquinante che provoca i disturbi al signor Carletti. Nel corso degli anni la famiglia Carletti ha presentato alcuni esposti all’Arpa, Agenzia regionale per l’ambiente, demandata al controllo delle antenne e degli impianti per telefonia mobile. L’Arpa ha riscontrato che effettivamente il rumore prodotto da quell’apparecchiatura, raffreddata con dei potenti condizionatori, era troppo elevato. Tanto che alla compagnia telefonica era stata elevata anche una contravvenzione e che la stessa era stata invitata a dotare di pannelli insonorizzanti la struttura. Cosa che alla fine è stata fatta. Ora il rumore è molto attutito. Un ronzio, qualcosa di sottile. “Lui è traumatizzato, ormai lo percepisce, ancora, specie di notte” racconta la moglie. Adesso tutta la vicenda è finita sul tavolo della Procura della Repubblica, un procedimento penale per lesioni a carico della compagnia telefonica.
Onda dopo onda l’elettrosmog è diventata anche una malattia. Come dire una cosa che forse era già “nell’aria”, che la si poteva aspettare. L’epoca della telefonia mobile si è aperta infatti accompagnata da decine di comitati, spontanei, sorti ogniqualvolta ci si trovasse di fronte all’istallazione di una nuova antenna. Cosa curiosa, infatti, perchè da anni, al contrario, le nostre città sono popolate da raditrasmettitori, ben più potenti delle antenne per telefonia mobile ma come dire ignorate. A parte questo resta il fatto che negli ultimi cinque anni sono cresciute come funghi queste ultime. I tetti dei palazzi, i tralicci, magari utlizzati anche per altri scopi, sono diventati i posti ideali per l’istallazione di antenne. Per quanto riguarda i danni prodotti dall’elettromagnetismo qui le scuole di pensiero sono profondamente differenti, e difficile forse trovare oggi una spiegazione o una teoria scientifica che sia unanimemente seguita. Ad esempio, come in molti ricordano, il caso delle antenne e delle parabole di Radio Vaticana, avevano acceso una forte polemica nell’opinione pubblica. Uno studido, fatto su alcuni quartieri romani, in prossimità dei trasmettitori, dimostravano come dal 1987 al 1995, si erano reigstari numerosi casi di lecuemia,s pecie tra i bambini. La legge in materia di trasmettitori è piuttosto restrittiva in Italia, tanto che le frequenze su cui viaggiano questi impianti sono decisamente più basse. Stabilire gli effetti a lungo termine sul corpo umano dall’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche è per il momento impossibile, essendo troppo recenti gli studi effettuati sul cosiddetto elettrosmog. Lo afferma la nota informativa della direzione generale degli Studi del Parlamento europeo (Scientific and Technolical Options Assessment). Questo non vuol dire però che siano scongiurati pericoli o rischi concreti. Secondo gli esper ti del centro studi europeo, l’esposizione continuata ai campi elettromagnetici potrebbe provocare danni gravi alla salute. Tutti siamo esposti quotidianamente a questi campi, provocati automaticamente dalla produzione di energia elettrica. Questo riguarda l’uso degli elettrodomestici in casa, il monitor dei computer, telefoni cellulari e le stazioni di base, i cavi dell’alta tensione, i cavi elettrici sotterranei. Ora, mentre è possibile schermare i campi elettrici, dai campi magnetici ci si può difendere solo allontanandosi dalla fonte di produzione. I rischi per la salute sono numerosi, puntualmente elencati nel rapporto. Dalle alterazioni al metabolismo alle conseguenze prodotte dai radicali liberi emessi dai campi elettromagnetici: danneggiamento delle proteine e delle membrane cellulari, modificazione dei geni e del DNA, riduzione degli ormoni antiossidanti, alterazione dei processi enzimatici e biochimici essenziali, alterazione dei livelli di calcio presenti nel sistema nervoso centrale, del cervello e del cuore. Possibili rimedi, secondo lo STOA: lontananza dalle fonti che producono campi elettromagnetici, riduzione dell’uso di cellulari e elettrodomestici, dieta antiossidante ( cavoli, cavoletti di Bruxelles, broccoletti, cavolfiore, crescione, fermenti lattici).
Studio effettuato da ricercatori svedesi per danni alla salute
Cellulari e salute
Un recente studio realizzato in Svezia solleva nuovi dubbi…
Un approccio particolare quello utilizzato dai ricercatori della Lund University in Svezia, guidati dal neurochirurgo Leif Salrdo, per valutare eventuali danni alla salute arrecati dall’utilizzo del telefono cellulare.
I risultati della ricerca, che sarà pubblicata ad aprile dalla rivista statunitense del National Institute of Environmental Health Sciences, sono stati anticipati dal Time e ripresi da Panorama (del 21/2/3).
Lo studio della Lund University non ha puntato ad appurare eventuali connessioni tra certi tipi di cancro e uso del telefonino, ma si sono concentrati sugli effetti delle onde emesse dai telefonini sulla barriera (BBB: blood brain barrier) che protegge il cervello da sostanze chimiche, tossine e proteine che circolano nel sangue.
I risultati di una serie di esperimenti, realizzati a partire dal 1992, dai ricercatori di Lund ha appurato che almeno nelle cavie da laboratorio le radiazioni emesse dai telefoni cellulari penetrano la barriera. “Di conseguenza riescono a passare molecole di una proteina del sangue, l’albumina. Questi risultati – si legge su Panorama – sono stati recentemente riprodotti in un altro laboratorio e uno studio recente mostra per la prima volta che quando l’albumina supera la barriera BBB i neuroni del cervello possono morire.”
I ricercatori hanno rilevato “infiltrazioni di albumina anche a potenze basse, di 0,5 milliwatt, un livello che esiste fino 1,8 metri di distanza dall’antenna di un telefono cellulare.”
Questa affermazione solleva un ulteriore problema, quello del “telefono cellulare passivo”.
I ricercatori tuttavia mettono in allerta anche per il crescente utilizzo di tecnologie wireless in dispositivi di uso comune come frigoriferi, forni e computer.
Particolarmente a rischio nell’uso di telefoni cellulari sarebbero giovani ed adolescenti per i quali il professor Salford ne sconsiglia l’utilizzo.
Dall’INAIL alcune considerazioni su possibili rischi carcinogenetici per l’uomo
Elettrosmog e salute
Dall’Inail alcune considerazioni sulla valutazione dei possibili rischi carcinogenetici per l’uomo dei campi elettromagnetici.
Ad oggi l’Inail ha valutato un numero esiguo di istanze relative a patologie che il lavoratore attribuiva all’esposizione a campi elettromagnetici. Nessuna di queste istanze ha avuto conclusione positiva. Nella valutazione l’Istituto si è basato sulle indicazioni scientifiche dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’ IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), che nel 2002 ha pubblicato la monografia 80, sulla valutazione dello stato dell’arte sui rischi carcinogenetici per l’uomo dei campi elettromagnetici.
Secondo quanto riportato dall’Inail, il gruppo di lavoro dell’IARC “ha valutato i campi magnetici ELF (frequenze tra comprese tra 30 Hz e 300 Hz) come possibili cancerogeni per l’uomo” dunque nel Gruppo 2B, basandosi sulla associazione statistica di alti livelli di esposizione residenziale e incremento di rischio di forme leucemiche nell’infanzia, mentre sono state ritenute inadeguate le evidenze raccolte in relazione ai rischi occupazionali e per altri tipi di cancro”.
I campi elettromagnetici si classificano in tre grandi categorie in base alla loro frequenza.
Vi sono i campi “ELF”, terminologia anglosassone per definire i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse, comprese tra 30 Hz e 300 Hz.
Le principali sorgenti artificiali di campi ELF sono gli elettrodotti a bassa, media ed alta tensione, le linee elettriche di distribuzione e tutti i dispositivi alimentati a corrente elettrica alla frequenza di 50 Hz, quali elettrodomestici, videoterminali, ecc.
Vi sono poi i campi elettromagnetici con frequenze comprese tra 100KHz e 300GHz, che possono essere ulteriormente suddivisi in campi a RADIOFREQUENZE (RF) e campi a MICROONDE (MO): i primi (es. emissioni radio e TV) aventi frequenze fino a 300 MHz, i secondi (es. emissioni di impianti radar, forni a microonde, telefonia cellulare) con frequenze da 300MHz a 300GHz.
L’Agenzia pubblicherà entro il 2005 la seconda parte del lavoro con le ulteriori risultanze degli studi in corso.
Anche l’OMS ha nel contempo promosso un progetto per continuare il monitoraggio scientifico-epidemiologico in questo campo di ricerca (si veda International EMF Project).”
L’INAIL, da parte sua, continua il monitoraggio delle patologie, per segnalare eventuali casi pervenuti al suddetto progetto.

Silhouette of a woman doing yoga on the beach at sunset