A proposito di micro e femto celle, WI-FI e WI-MAX.
Io sono ignorante in materia (non troppo però), ma per non sapere né leggere né scrivere, posso dire una cosa che forse farà riflettere un pochino chi afferma che, tutto il mondo coperto da un leggerissimo strato di cacca non puzza… (scusate la durezza).
Grazie ai miei personalissimi sensori da elettrosensibile, meglio di qualunque strumento e teoria della diluizione, posso affermare che, se il mio collega di lavoro, accende un modem WI-FI a 3 stanze di distanza dalla mia, ho mal di testa molto più forte di quello che mi viene in macchina dopo una telefonata con il cellulare appoggiato sul cruscotto ed il viva-voce bluetooth. Stessa cosa posso dire degli access-point WI-FI che il mio datore di lavoro ha pensato bene di installare (4 per ogni piano) nel mio ufficio, e del modem WI-FI di una famiglia che vive nell’appartamento di fronte al mio, dall’altra parte della strada.
Condivido quasi in toto la disamina tecnico-medica degli effetti dei CEM (a parte la frequenza per la fiorentina, forse 70Ghz?), ma non posso condividere le conclusioni.
Non è scritto da nessuna parte che per vivere costantemente connessi, dobbiamo rinunciare al benessere (inteso nel vero senso della parola).
Si è fatto e si continua a fare un abuso delle onde elettromagnetiche, e forse è arrivato il momento di informare correttamente le persone, dei guai che possono derivarne, così come è arrivato sicuramente il momento di ripensare a quello che è indispensabile e quello che le multinazionali ci fanno passare per tale.
Io da sempre sono appassionato di tutto quello che è tecnologico, vivo di tecnologia, ma quando ho la fortuna di avere il cellulare scarico, nonostante le mie preoccupazioni, non succede nulla di irreparabile.
Quando lo riaccendo riprendo tutto da dove l’avevo lasciato, ma nel frattempo ho riassaporato la libertà dei bei tempi andati, di quando la telefonata la facevi dalla cabina, e la TV aveva 3 canali che davano molto più di quanto non possano dare adesso i 500 canali del satellitare (tanto il 90% del tempo è pubblicità più o meno occulta e dell’altro 10%, il 90 % è purissima spazzatura.
Si può vivere benissimo scollegati dalla rete, e collegandosi all’occorrenza.
Quando negli scantinati non c’è copertura, basta portarsi all’aperto per comunicare, o utilizzare i cari bei vecchi cavi della telefonia fissa.
Se ci incontriamo su forum come questo, penso che lo facciamo perché desideriamo risolvere i problemi dell’elettrosmog, non per cambiane la fisionomia.
Ricordate, ‘La cacca, anche in strati sottilissimi puzza’, e poi basta quella che c’è già.
Vito Pignataro
C’è allarmismo sull’elettrosmog? Chi vede nel WiFi o nel WiMax un nuovo rischio ambientale? Quali gli interessi che smuovono montagne e impiantano antenne? La Salute nell’era del Wireless
Roma – Nei giorni passati la stampa mainstream – ma non i blog – ha dato risalto alla notizia che alcuni inglesi – e la stessa cantilena si era già levata anche in USA – sono preoccupati per i danni alla salute che le reti WiFi potrebbero causare nelle scuole; articoli che ancora una volta sembrano urlare: “dio mio i bambini, salvate i bambini!”. E allora io mi sono attivato spolverando alcuni conti che avevo fatto l’anno scorso; ma non per salvare i bambini, piuttosto per salvare noi e quindi il mondo che circonda i bambini: i bambini sono sempre strumenti perfetti per manipolare l’opinione pubblica e chi ne fa questo uso, come l’Indipendent che ha lanciato l’allarme WiFi, dovrebbe essere punito alla stregua di un pedofilo, perché anche se non esercita una violenza sui bambini, alterando la percezione di noi adulti, violenta il mondo che gli costruiamo intorno mentre loro diventano grandi.
Le onde elettromagnetiche fanno male: è vero. Intuitivamente lo sappiamo tutti, ce ne rendiamo conto ogni volta che un pollo dentro al microonde da crudo diventa cotto. Quello che però non sappiamo né noi né gli scienziati, è quanto effettivamente le onde elettromagnetiche facciano male. O meglio, conosciamo i rischi deterministici a breve termine – es: cataratte oculari, ustioni della pelle, riduzione dei globuli bianchi, sterilità – ma non sappiamo determinare accuratamente una soglia garante del fatto che tra 30 anni non incorreremo in rischi stocastici – es: disturbi neuroendocrini, comportamentali, cancerogenesi – causati dall’esposizione prolungata a campi elettromagnetici di piccole entità che non danno risultati negativi immediati e quindi oggi considerati innocui.
E in questa situazione indeterminata dove l’elettromagnetismo è fondamentale per la società e quindi ineliminabile, dovendo comunque decidere tra l’innocuo e il letale il legislatore si è ispirato ad un Principio di Precauzione generale che grossomodo suona così: meno energia elettromagnetica assorbiamo, meno avremo effetti biologici (variazioni morfologiche o funzionali a livello supermolecolare)
L’unità di misura utilizzata nella normativa è il volt per metro. Cosa sono questi volt per metro? Semplificando: è uno dei modi possibili per misurare la quantità di energia – quantità di campo elettrico – presente su una superficie posta ad una certa distanza da una antenna; questa quantità di energia è direttamente proporzionale alla potenza (W) di un’onda; quindi a potenze via via più elevate, e ovviamente a parità di condizioni a contorno (distanza tra antenna e strumento di misura, natura dei materiali incontrati dall’onda, etc), rileveremo V/m sempre più elevati.
In realtà questa misura della nocività del solo campo elettrico è estremamente grossolana perché, ad esempio, non tiene conto che con l’aumentare della frequenza (Hz) anche il campo magnetico produce correnti indotte più intense, che la capacità di assorbimento dei tessuti grossomodo aumenta, che nel meccanismo di conduzione delle correnti non viene coinvolto solo il tessuto extracellulare ma l’intera cellula, o ancora che ogni parte del corpo umano ha un SAR -tasso di assorbimento specifico, espresso in W/Kg – che rende gli organi più o meno riscaldabili in funzione della frequenza: ad esempio il cranio presenta una frequenza di risonanza di 350MHz, il collo di 200Mhz, ma se volessimo cuocere un uomo intero come fosse una fiorentina – scottata fuori, rigorosamente al sangue dentro – a parità di potenza forse avremmo risultati migliori a 70Mhz. Perché in Parlamento non usano una unità di misura più cogente mi è tutt’ora incomprensibile: gli piacciamo scottati fuori e al sangue dentro? Oppure non c’è reale volontà di normare l’impatto ambientale degli operatori commerciali dei settori radiotelevisivo e tlc?
La quantità massima di energia consentita tra i 3 e i 3000Mhz – le frequenze su cui operano radio, televisione, cellulari, ricetrasmettitori degli agenti di pubblica sicurezza, il WiFi, etc – è di 6 V/m per permanenze superiori a 4 ore al giorno, e di 20 V/m per permanenze inferiori a 4 ore al giorno.
Osservando una delle tante tabelle che si trovano in rete – vi segnalo questa – possiamo facilmente renderci conto che la nostra normativa è più rigida di quella di molte altre nazioni. Tuttavia la comunità scientifica mondiale da qualche decennio consiglia di passare a soglie più basse (tra lo 0,2 e lo 0,6 V/m); così come alcuni ultras dell’ecologia – i nostri Verdi e alcune associazioni ambientaliste – vorrebbero limiti ancora più bassi (0,02 V/m) come ad esempio normato in alcune amministrazioni australiane; per completezza segnalo anche che il valore massimo del campo elettromagnetico naturale, quello cioè che provoca effetti biologici (non sanitari) fisiologici, è 0,0061 V/m.
Personalmente, pur non potendo né rinunciare alle telecomunicazioni radio né indicare la soglia che vorrei per me e i miei figli, ritengo che il Principio di Precauzione sia estremamente valido e quindi vada onorato cercando di minimizzare le emissioni elettromagnetiche artificiali ogni qual volta intravediamo un modo per farlo. Dal mio punto di vista dunque, le soglie devono essere adeguate non solo quando nuovi studi provano inequivocabilmente che 6 V/m possono provocare malattie, ma anche quando nuove tecnologie meno inquinanti permettono di fare a meno delle vecchie tecnologie da 6-20 V/m mantenendo però al contempo – o, ancora meglio, aumentando – la mia capacità trasmissiva.
Per contestualizzare il WiFi è utile confrontarlo ai cellulari; e in questa ottica dobbiamo prima di tutto fare un distinguo tra stazioni radio base – i ripetitori – a cui si applicano quelle soglie, e i terminali – i nostri cellulari – a cui quelle soglie, per strane alchimie del diritto, non si applicano. Questo in teoria, perché un ripetitore essendo fisso nello spazio e trasmettendo con costanza, irraggia costantemente l’ambiente circostante; i cellulari invece irraggiano limitatamente al tempo in cui si è in conversazione. Ma un moderno cellulare UMTS crea al centro del cranio un campo di circa 60 V/m: va ben oltre la soglia dei 20 V/m prevista per le permanenze inferiori alle 4 ore al giorno! Guarda caso i produttori di cellulari, parlando della salute degli utilizzatori, raccomandano sui manuali dei loro prodotti di usare il cellulare tenendolo a 1 metro di distanza (dove cioè sviluppa 6 V/m): sembrano cioè essere più cauti loro di quanto non lo sia il legislatore italiano con il suo principio di precauzione.
Il WiFi, per lo meno nella sua variante più diffusa, opera a frequenze analoghe a quelle dei telefoni cellulari quindi il livello di pericolosità dipendente dalla sola frequenza è analogo; ma impiega potenze nettamente inferiori ai cellulari! Se infatti un ponte radio cellulare di una cella di medie dimensioni, le più diffuse dopo 2 decenni di sviluppo della rete cellulare, impiega decine di watt – ma le macrocelle che coprono territori più ampi arrivano anche a 10.000 Watt, 10 milioni di mW – e un cellulare UMTS impiega 1 watt – 1000 mW, i vecchi GSM arrivavano invece al doppio di un moderno terminale UMTS – gli apparati WiFi tutti non possono impiegare più di 40-60 mW senza superare il limite di legge fissato in tutta Europa a 100mW EIRP (potenza del trasmettitore moltiplicata dall’antenna e misurata a 1 metro da questa). È quindi chiaro che dal punto di vista quantitativo un apparato WiFi inquina meno di un cellulare: un apparato WiFi genera al massimo 1,7 V/m, contro i 6 V/m di un cellulare moderno; sempre ad un metro dall’antenna.
L’idea cioè che il WiFi ci possa far stramazzare a terra con attacchi epilettici causati da una qualche sindrome da attenuazione nervosa – N.A.S., popolarmente detta “black shakes” – è pura fantascienza cyberpunk. Mi sembra dunque importante rilevare come, se proprio vogliamo finalmente preoccuparci dell’elettrosmog, dobbiamo eliminare in fretta i cellulari GSM e loro evoluzioni (UMTS, HSDPA, etc) per sostituirli con il WiFi, il WiMax e quant’altro inquini di meno del GSM.
Ragionando sempre in termini di elettrosmog e relativa pericolosità sulla salute, ci sono dei risultati empirici che sollevano sempre più dubbi: perché le leucemie infantili, l’eletrosensibilità che fa bruciare la pelle e i disturbi all’apparato immunitario aumentano proprio nelle zone a ridosso dei ripetitori radio?
Dando uno sguardo all’architettura scopriamo che nella filosofia progettuale standard i ponti radio, indipendentemente dalla tecnologia radio usata, possono solo aumentare: quando il traffico cresce e occorre quindi più capacità trasmissiva, la tecnologia prevede un frazionamento della cella esagonale satura in un numero adeguato di celle esagonali più piccole (microcelle)
Questo ad esempio eviterebbe i casi come quello di una scuola romana dove, una volta misurate le radiazioni generate dai vicini ripetitori, si è pensato bene di spostare su base oraria i ragazzi per non esporli troppo alle radiazioni che eccedevano i limiti di legge. Non potendomi soffermare ulteriormente invito i lettori ad approfondire questa storia e spiegarmi per quale motivo i bambini dovevano essere rosolati quotidianamente a fuoco lento, spostati di tanto in tanto per non essere bruciati, ma gli operatori – forse dei comunisti raffinati: mangia bambini solo se cotti – non potevano spostare i ripetitori.
Tornando al problema del WiFi nelle scuole: se dentro ad una scuola, ma anche fuori, sostituissimo i cellulari dei ragazzi – ma anche le radio, le televisioni e tante altre tecnologie obsolete – con terminali WiFi o WiMax che costituissero, insieme agli apparati fissi e senza ripetitori, una sola rete, doneremmo loro (e a noi) degli ambienti certamente più salutari.
Dunque, anche ragionando dal punto di vista della salute, il wireless dovrebbe essere: wifi/wimax (non GSM/UMTS/HSDPA/
Requisito fondamentale per procedere nella direzione più salutare? L’Open Spectrum – Wireless Commons – e andando nel concreto, la petizione di Andrea Rodriguez sul sito wimaxlibero.
Eureka, stavo per dimenticare di spiegare il titolo dell’articolo a chi non conosce il cyberpunk: indovinate cosa causava la N.A.S. in Johnny Mnemonic? Il degrado sociale, responsabili i politici e una casa farmaceutica che si serviva della mafia per nascondere le cure e continuare così a vendere i propri farmaci esclusivamente lenitivi, aveva portato ad un eccessivo livello di inquinamento elettromagnetico che stava decimando la popolazione. Sapere aude gente e la coda lunga, se voi volete essere cittadini, imperat.
Michele Favara Pedarsi

Vi trasmetto per gentile pubblicazione – il comunicato stampa,di seguito allegato, della Rete Nazionale No Elettrosmog a seguito della riunione nazionale del 21 aprile 2007 a Firenze.
Grazie della collaborazione.
Cari saluti
Vittorio Fagioli e Sergio Crippa
————
Rete Nazionale NO Elettrosmog (RNE): sta nascendo e farà scintille!!
Einstein diceva: “quando spariranno le api, al pianeta rimarranno quattro anni di vita”.
E le api stanno morendo; oltre il 50% in America ed ora in Europa; e si è scoperto che la causa più probabile sono i campi elettromagnetici degli elettrodotti e della telefonia mobile. Campi elettromagnetici da oltre 60 anni riconosciuti pericolosi e, sottolineiamiolo, ormai certamente responsabili delle decine di migliaia d’ammalati nel mondo di leucemie, linfomi, tumori celebrali, elettrosensibilità
E’ questo il “progresso” che ci riservano i “sacerdoti” delle nuove tecnologie che si stanno contendendo il grande business delle telecomunicazioni, sulla pelle della collettività umana e degli equilibri biologici del pianeta.
Ma per fortuna da anni, scienziati (ICEMS), tecnici e avvocati indipendenti, associazioni e comitati spontanei di cittadini, partiti politici, si sono organizzati in tutti i paesi occidentali per contrastare la voluta disinformazione sui rischi sanitari dei campi elettromagnetici.
Anche in Italia.
E sabato 21 Aprile in una affollata assemblea a Firenze, i rappresentanti di oltre 100 Comitati e Associazioni contro l’Elettrosmog, storici o di recente costituzione , distribuiti in tutto il Paese hanno discusso animatamente le tante proposte e le tante urgenze operative per costituire al più presto la Rete Nazionale “NoElettrosmog” (RNE).
Molti i temi in discussione: le proposte di legge già presentate in Parlamento (On. Casson–On. Cacciari) o in via di presentazione (On.Bonelli) per ampliare gli aspetti positivi della legge quadro 36/2001 e per inserire tra l’altro, come in molti paesi, il riconoscimento delle malattie da elettrosensibilità e la disabilità conseguente, un ruolo effettivamente decisionale autonomo delle regioni e comuni sulla questione controllo, verifica e localizzazione di antenne-ponti radio- elettrodotti, l’obbligo delle ARPA di attrezzarsi per il monotoraggio reale dello spettro di frequenze fino ai 300Ghertz, l’utilizzo sostenuto dallo Stato, alternativo al pericoloso wi-fi (wi-max), delle tecnologie PLC (che utilizzano i normali cavi Enel per superare il “digital divide” e portare internet veloce dovunque.), e la promulgazione dei decreti attuativi della stessa legge ampiamente scaduti. E proprio sul tema nuove tecnologie: wi-fi (wi-max) e digitale terrestre (dbv.h) e sulla leggerezza con la quale si vogliono imporre (15000 antenne solo a Milano ) queste tecnologie molto discusse e smantellate altrove ( sotto inchiesta in G.B., Canada e Austria) che si percepisce la forte preoccupazione dei partecipanti all’assemblea.
Molti anche gli interventi che pretendono corsi di aggiornamento informativi per medici di base (oggi spesso digiuni) sui CEM e rischi correlati, monitoraggi precisi per i treni dell’alta velocità (TAV), che passano a ridosso delle abitazioni creando campi elettromagnetici molto elevati e delle misteriose scie chimiche (polveri elettromagnetiche con composti radioattivi) che in zone militari (sembra per migliorare la penetrazione delle trasmissioni radar) gli aerei distribuiscono in aria. In chiusura l’assemblea decide di accellerare la raccolta di firme già sostanziosa contro l’elettrosmog, di allargare i contatti con partiti, parlamentari e comitati locali sensibili al problema e di inviare una denuncia-esposto al Ministero della sanità ed alle piu alte cariche dello Stato in merito al convegno dello scorso 16 marzo organizzato a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità con l’esplicità intenzione di negare o minimizzare gli effetti biologici a lungo termine dei campi elettromagnetici a bassa e alta frequenza, escludendo relatori indipendenti.
Dulcis in fundo , tutti pronti ad una massiccia manifestazione-
Questa mattina una delegazione del Presidio Permanente No Antenna via Chiusdino, che si oppone all’istallazione di un mostruoso ripetitore per telefonia mobile della compagnia H3G alto 28 m nella zona di Monte delle Piche – Colle del Sole in XV° municipio nelle vicinanze di abitazioni una scuola ed un parco giochi, ha contestato il sindaco Veltroni presente a Magliana per una inaugurazione. Sono stati alzati cartelli contro l’elettrosmog che chiedevano la moratoria di tutte le installazioni, la messa in discussione presso il consiglio comunale della delibera di iniziativa popolare presentata dai Comitati Romani contro l’Elettrosmog e firmata da oltre 22 mila cittadini e ferma ormai in comune dal giugno 2005 ed infine la revoca della concessione per l’antenna di via Chiusdino. Il sindaco, in compagnia di alcuni assessori e del Presidente del Municipio, alterati dall’inaspettata protesta, si è dovuto fermare a rispondere alle domande dei cittadini presenti:
Innanzitutto ha assicurato che il ripetitore in via Chiusdino non verrà montato, speriamo che alle parole ora seguano i fatti e che gli organi preposti inviano in breve tempo la revoca ufficiale.
Successivamente ha ammesso di non sapere nulla della delibera, rivolgendosi per maggiori informazioni all’assessore all’ambiente Esposito, peccato che la delega sull’elettrosmog ce l’abbia l’assessore ai lavori pubblici D’Alessandro cosa veramente strana e che denunciamo da anni, ha infine proseguito dichiarando che si attiverà a riguardo. Ci domandiamo come sia possibile che un sindaco sia all’oscuro di una delibera popolare depositata da due anni e che secondo il regolamento si sarebbe dovuta discutere entro sei mesi, come più volte i comitati romani hanno ribadito e richiesto, anche in occasioni di incontri con consiglieri comunali ed assessori. Questa disinformazione ci sembra un po’ strana, non vorremo invece che il Comune abbia tutto l’interessa a fare in modo che ciò non accada, visto anche lo scandaloso accordo D’Alessandro compagnie telefoniche in cui si concedono aree comunali per le installazioni. Se il sindaco non ne è effettivamente a conoscenza, ci scandalizziamo ancor di più, è questo il modo di amministrare una città? Si parla tanto di democrazia partecipata e poi quando i cittadini vogliono partecipare concretamente utilizzando gli strumenti che le istituzioni concedono, come il caso della delibera, non se tiene considerazione e si fa di tutto per impedirlo.
Prima di lasciarci ha aggiunto che “bisogna farla finita di fare terrorismo e dire che ogni volta che si monta un’antenna viene il cancro, questa è una cretinata”. Vorremmo ricordare, al nostro caro sindaco che esistono centinaia di studi, italiani ed internazionali, che dimostrano come l’esposizione ai campi elettromagnetici provochi una maggiore insorgenza di forme tumorali nonché tutta una serie di disturbi minori che vanno dall’impotenza all’insonnia, all’emicrania ai danni cerebrali.
Ricordiamo a tutti che il presidio in via Chiusdino che vigila notte e giorno affinché questo nuovo sopruso non venga commesso è ormai in piedi da tre mesi e che proseguirà fino alla vittoria.
Non ci stancheremo mai, i vostri soldi non valgono la nostra salute.
No alle antenne. Via i tralicci
Comitato contro l’elettrosmog del Trullo Roma
LONDRA – Il Wi-fi, la tecnologia per connettersi a internet senza l’utilizzo di cavi, finisce sul banco degli imputati in inghilterra. Sir William Stewart, capo dell’agenzia per la protezione della salute (Hpa), ha annunciato di voler avviare un’indagine per stabilire i potenziali pericoli che il wireless rappresenta per la salute, in particolare per quella dei bambini. Nelle scuole del Regno Unito, infatti, il nuovo network per la connessione si sta diffondendo molto rapidamente, con metà degli istituti elementari e i 3/4 delle superiori già attrezzati.
Secondo quanto riportato dal giornale ‘Independent on Sunday’, Stewart vuole che i bambini vengano monitorati per individuare eventuali effetti nocivi del wi-fi, il cui funzionamento è stato accostato alle radiazioni emesse dalle antenne per la telefonia cellulare. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che la rete senza fili crei uno ‘smog elettronico’ potenzialmente dannoso per la salute. E i rischi sarebbero molto seri. Recenti ricerche parlano infatti di alto potenziale cancerogeno e senilità precoce.
Stewart, già consulente del governo Blair e autore di inchieste sulla pericolosità dei telefonini, aggiunge così il suo peso alla schiera di coloro che da tempo chiedono un indagine sul wireless. Infatti la nuova tecnologia non preoccupa solo Stewart: il sindacato degli insegnanti ha annunciato che scriverà questa settimana al ministro per l’Istruzione Alan Johnson perché avvii un’indagine ufficiale su queste radiazioni e sui rischi da esposizione. Inoltre alcuni governi locali europei – come Salisburgo in Austria – hanno chiesto alle scuole di non installare il wi-fi, citando gli studi che ne dichiarano la pericolosità.
Buonasera a tutti,
mi presento: sono Vito Pignataro dalla provincia di Bari, da alcuni mesi sono diventato elettro-ipersensibile (tra l’altro pare che, questa dell’ elettroipersensibil
Inoltre, avendo un passato da radioamatore ed un’esperienza di 25 anni nel campo delle telecomunicazioni, posso permettermi di dire di avere un minimo di cognizione di causa, almeno nelle questioni tecniche.
Vengo al dunque.
A chi dice che il telefonino fa più male della SRB, vorrei far notare che, anche se la potenza di trasmissione del telefonino è inversamente proporzionale al livello di segnale rilevato (se si è in una cantina, il CEM del telefonino è di parecchi v/metro), il telefonino ha una trasmissione continua solo durante le fasi di reale attività (conversazione, collegamento dati, SMS, ecc..) altrimenti, trasmette solo un brevissimo impulso alla SRB ogni tot. secondi di assoluta inattività.
Le emissioni delle SRB sono continue per 24 h al giorno, non si a la possibilità di spegnerle di notte, e se chi ha installato le antenne è stato abbastanza bravo, ti può capitare un bel fascio di 6 V/metro (ammesso che il trasmettitore sia nella norma) direttamente sul letto dove in genere trascorri circa 8 ore a notte.
Non mi pare che le cose siano realmente paragonabili!
Certamente c’è che del telefonino ne fa un abuso, ma questa è una scelta individuale e spesso, grazie alle grosse e strapagate campagne di disinformazione, inconsapevole.
In altri paesi, i medici hanno fatto una campagna di informazione sulle precauzioni d’uso del cellulare, il Ministro della salute Francese ha fatto la stessa cosa, in Italia pare che le onde elettromagnetiche siano indispensabili alla salute delle persone, non si sa se una dose più massiccia possa fare più bene di una dose ridotta!
Il nostro Istituto Superiore della Sanità, pagato da noi per tutelare la nostra salute, si permette il lusso di organizzare un convegno di presentazione del nuovo progetto CAMELET dove ha invitato a relazionare una schiera di personaggi orientati (non voglio pensare al peggio) che per tutta la durata del convegno hanno continuato quasi ad elogiare le proprietà terapeutiche dei CEM. Non uno scienziato fuori dal coro, quasi che verrebbe da pensare che il dibattito sulla pericolosità dei CEM non sia mai esistito. Non mi pare che ci siano spazi per cominciare, per esempio, a censire la popolazione (sempre crescente) che accusa disturbi di un certo tipo o che si ammala di determinate malattie. Eppure basterebbe diffondere una corretta informativa ai medici di base ed utilizzarli per la raccolta dei dati. Ma questo non può accadere in Italia, non prima che il problema sia diventato di dimensioni enormi.
Comunque, a parte lo sfogo, vorrei che si cominci ad evitare di parlare SOLO di telefonia mobile, ma che si parli delle innumerevoli fonti di inquinamento elettromagnetico ugualmente dannose, e delle quali non se ne fa parola.
Da quando, come dicevo prima, ho in nuovi superpoteri, percepisco (stando male) le frequenze utilizzate da alcuni dispositivi, e quindi, contrariamente a chi i superpoteri non ce li ha, posso cercare (nei limiti del possibile) di espormi, probabilmente la mia ipersensibilità mi eviterà di avere dei problemi più gravi in seguito (lasciatemi essere ottimista!)
Ho cominciato a notare che:
Queste, e molte altre, sono le azioni che metto in atto giornalmente per limitare i danni, ma tutto questo dipende da me.
Se un mio vicino di casa fa un contratto con una compagnia telefonica, anche se non necessario o non richiesto, quasi sicuramente avrà in dotazione un bel modem o router WI-FI, lui sarà un felice ed inconsapevole nuovo pollo arrosto, ed io avrò un occasione in più per tare male.
Che posso fare per difendermi da questo? Nessuna se non intervengono nuove leggi!
O ancora.. tutti gli installatori di impianti di antifurto, hanno l’abitudine di lasciare i Radar a M.O. accesi, anche quando l’allarme è disinserito.
Il risultato è che le persone vengono, ancora una volta inconsapevolmente, inondate da CEM di una certa intensità (pensate che anche a 15-20 metri, il piccolo radar rileva il segnale riflesso dalla persona in movimento che fa da bersaglio).
Finché si tratta di impianti domestici, seppur inconsapevolmente, ognuno è libero di fare quello che gli pare, ma vi rendete conto che non esistono locali pubblici senza questi ordigni?
Che dire dei musei? Alla prossima visita in un museo date un’occhiata in giro, e fatemi sapere.
Eppure basterebbero piccoli accorgimenti in fase di installazione e evitare questo problema!
Niente!
Non se ne parla perché tutta la dialettica si sposta puntualmente sui telefonini, e non si parla di altro!
Probabilmente ho cominciato a stare male perché un installatore incosciente ha potenziato un paio di dispositivi WI-FI, ha utilizzato delle antenne direzionali (forse delle parabole) ed ha messo su un ponte radio per interconnettere due LAN, una delle due, per errore, era puntata nel mio ufficio e mi ha distrutto l’esistenza.
Ma la domanda che pongo io è la seguente:
Se i nostri bravi scienziati, finalmente cominciassero ad occuparsi seriamente della questione, si potrebbe pensare ad una più restrittiva e seria regolamentazione?
E’ possibile che se hai un picclo bruciatore per il riscaldamento di casa, a momenti hai bisogno del porto d’armi,e se decidi di acquistare ed installare apparati del genere non devi dar conto a nessuno?
Scusatemi tanto ma mi sono lasciato prendere la mano e solo ora mi sono accorto di aver esagerato un po’.
Scusatemi ancora e grazie all’amministratore per avermi accettato nel forum (mi rendo conto che sarò immediatamente radiato, non tanto per i contenuti, quanto per la logorrea).
Vito Pignataro – Forum elettrosmog
Il “Telegraph” sostiene che l’uso dei telefonini è collegato a un certo tipo di tumori…
Gli utilizzatori di lunga data dei cellulari hanno significativamente più probabilità di sviluppare un certo tipo di tumore cerebrale sul lato della testa accostato al cellulare. Lo rivela una nuova ricerca.
I risultati sembrano indicare rischi per la salute nelle persone che hanno usato regolarmente i cellulari da più di 10 anni. Uno studio su larga scala ha trovato che coloro che hanno usato regolarmente i cellulari per più di 10 anni erano quasi il 40% più esposti allo sviluppo di tumori del sistema nervoso, detti gliomi, in prossimità della zona dove viene tenuto il telefonino.
La nuova ricerca, che sarà pubblicata quest’anno nell’International Journal of Cancer, è il secondo studio a suggerire l’aumento di tipi specifici di tumori cerebrali in regioni prossime a quelle dove l’emissione del cellulare penetra nella testa.
Comunque, altri studi hanno trovato che non vi è un aumento di rischi per la salute associato all’uso del cellulare.
Il professor Lawrie Challis, presidente del programma governativo Mobile Telecommunications Health Research (MTHR), ha detto la settimana scorsa che per lo più la ricerca ha mostrato che i cellulari sono sicuri nel breve termine, mentre c’è stata l’ “indicazione di qualcosa” per quanto riguarda gli utilizzatori a lungo termine.
Il professor Challis, che sta trattando il finanziamento per uno studio internazionale a lungo termine, ha detto la notte scorsa: “Sono d’accordo con gli autori che si tratti di un’indicazione che richiede ulteriore approfondimento. E’ una ragione ulteriore per la necessità di uno studio a lungo termine.”
Louis Slesin, il direttore di Microwave News, una newsletter americana sui rapporti tra salute e radiazione, che ha riferito del nuovo studio, ha detto: “Con questo, adesso abbiamo due tipi di tumore scoperti nelle persone che usano il cellulare da più di dieci anni, evidenziati da due diversi gruppi di ricerca. Si tratta di un’evidenza stringente.”
Alcuni ricercatori dell’Autorità per la Sicurezza Nucleare e delle Radiazioni Finlandese ha messo a confronto l’uso del cellulare di 1.521 persone con gliomi con quello di 3.301 persone non affette dal cancro.
Prima di considerare separatamente gli utilizzatori di lunga data o di guardare ai rischi differenti di sviluppare tumori sul lato dove veniva tenuto il cellulare, gli scienziati non hanno trovato relazione tra l’uso dei cellulari e i gliomi.
Quando però hanno considerato solo persone che avessero usato un cellulare per 10 anni o più, hanno scoperto che il gruppo aveva il 39 per cento di probabilità in più rispetto alla media di avere un glioma sul lato della testa dove viene tenuto l’apparecchio.
Il professor Anssi Auvinen, un epidemiologo che ha partecipato allo studio, ha detto: “Sembra credibile in quanto capita dopo un’esposizione di lunga durata — che è coerente con i termini del periodo di tempo necessario per lo sviluppo dei tumori — ed è localizzato sul lato della testa dove si tiene il cellulare.” Un portavoce della Mobile Operators Association ha detto: “I risultati complessivi di questo studio non mostrano aumento del rischio di tumori al cervello in relazione all’uso dei cellulari. Le scoperte relative alla localizzazione del tumore sono di difficile interpretazione.
Nick Fleming
NAPOLI, 22 mar – ‘L’elettrosmog non puo’ piu’ essere preso sottogamba, il Mezzogiorno rischia di essere di nuovo vittima di uno Stato che guarda dall’altra parte’. Lo dice in una nota il coordinatore nazionale dell’IdV, Felice Belisario, promotore di un’interrogazione alla Camera sull’inquinamento elettromagnetico presente a livelli preoccupanti in alcune zone del sud-Italia. Belisario ricorda inoltre quali siano le patologie provate piu’ diffuse derivanti dall’esposizione anche solo moderata, ma costante, ad irradiazioni di questo tipo quali neoplasie, alterazioni del sistema immunitario, compromissione dell’attivita’ muscolare, disturbi del sonno ed altre. ‘Nella splendida cornice di Sorrento – afferma – assistiamo a diverse forme di inquinamento elettromagnetico, scatenate da tralicci e trasformatori ad alta tensione, ripetitori per la telefonia mobile e televisivi; il tutto presso fabbricati ad uso civile, un istituto scolastico inferiore e per giunta una struttura adibita ad attivita’ specifiche per portatori di handicap. ‘Inoltre – continua – nella localita’ di Arola presso Vico Equense (Na), c’e’ una centrale Enel da 60/20 Kv in funzione dagli anni ’70 ed un elettrodotto da 150.000 v. esistente da oltre quindici anni. Nella zona attraversata da questo elettrodotto si sono registrati decessi per malattie tumorali nonche’ patologie tiroidali, cardiocircolatorie, psicologiche, depressive e neoplasie superiori alla media’. ‘Gia’ dal 2004 – conclude Belisario – presso l’assessorato alla Sanita’ della Regione Campania e’ stato predisposto uno studio circa la riqualificazione ed adeguamento della rete elettrificata, finalizzato a ricondurre nei limiti di legge l’inquinamento elettromagnetico nell’intera Costiera sorrentina. E’ ora che il mondo politico dia una scossa e che il problema dell’elettrosmog venga finalmente trattato con l’attenzione che merita. La Costiera e’ solo la punta, finalmente emersa, di un iceberg in realta’ molto piu’ grande’.
A S S O C I A Z I O N E
“LOTTA INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE VOLTURINO – ONLUS”
Via Oberdan, 36 71030 Volturino_FG
S.E. il Prefetto_FG
Procuratore della Repubblica
Lucera_Fg
Assessorati:Ecologia, Urbanistica e Sanità_Reg.Puglia
Sindaco di Volturino
Dr. Prof. G. Assennato
A R P A PUGLIA
Oggetto: C.e.m. Antenne Volturino- Disastro ecosanitario.
Nel corso della trasmissione in diretta di Primaveraradio di Taranto il 15/02 scorso, si è parlato di campi elettromagnetici relativi a Volturino.
La giornalista Cinzia Propato, quando accennò ai dati epidemiologici da me raccolti, ha colto di sorpresa il prof. G. Assennato, direttore Arpa, intervenuto anche nella trasmissione, poiché non a conoscenza e io gli promisi di inviarli, sebbene tutti gli organi istituzionali siano stati resi edotti da circa 10 anni, come da documentazione allegata.
Non sono medico o scienziato e tanto meno epidemiologo, ma la mia attività di sondaggista per l’ istituto demoscopico Doxa, mi ha dato l’opportunità di approfondire sospetti sanitari, che giornalmente riscontravo tra la popolazione di Volturino, ma non nei paesi vicini e confermato successivamente nell’ indagine presso medici di altri 7 comuni.
Come si può osservare nei documenti, la elevata percentuale di disturbi al sistema nervoso: insonnia, ansia, irritabilità, depressione e anche ipertensione, sterilità, impotenza, malformazioni, cataratte, decessi tumorali, rivela una sostanziale differenza rispetto ai comuni vicini.
Tra l’ altro un indicatore molto significativo appare l’ effetto accelerativo delle onde elettromagnetiche nella progressione della cancerogenesi dal momento che i tumorati di Volturino oltre all’ incidenza superiore del 6% hanno vissuto mediamente 68 anni, 73 invece, quelli di altri comuni osservati.
E’ di importanza fondamentale sottolineare altresì, che i dati raccolti sono riferiti al periodo antecedente alla diffusione della telefonia cellulare e relative stazioni radiobase, che nel frattempo hanno riprodotto la stessa situazione sanitaria di Volturino ormai ovunque.
Al di là del rispetto dei limiti dei 6v/m prescritti dalla normativa questi dati sembrano invocare valori di esposizione più cautelativi.
Prudenza, dunque.
Quella prudenza già raccomandata, da più di 10 anni e in più occasioni, dalla Asl di Foggia all’ Amministrazione Comunale di Volturino e al Prefetto, ma che viene sistematicamente ignorata, anzi, lasciando la sede degl’ impianti radiotrasmittenti esposta all’ assalto incontrollato per altre installazioni, senza autorizzazioni e senza interventi, pur sollecitati insistentemente dal sottoscritto e comunicati a tutti gli organi competenti.
Né, come ha riferito nella trasmissione, anche il prof. Assennato, siano in possesso di autorizzazione sanitaria tutti quegl’ impianti installati dopo aprile 2006, quando l’ Arpa stessa ha comunicato al Sindaco e alla Procura di Lucera che non venissero più autorizzate altre antenne perché i valori di emissione erano molto prossimi a quelli imposti dalla normativa.
Ma, da allora, ne sono sono state installate più di una decina, e non si conoscono i nuovi valori di campo elettrico e comunque già da agosto 2005 hanno superato i 32V/m nelle vicinanze delle strutture, a fronte della normativa che impone di non superare i 20; rilievi eseguiti con rilevatore tipo 8 della marca Wandel & Goltermann che ho filmato e fotografato.
Quanta affidabilità può essere attribuita alla rilevazione dell’ Arpa, attraverso la Fondazione Bordoni, nota a tutte le Associazioni per la conflittualità d’ interessi, operando di concerto con gli operatori, avvertiti, anche della data precisa delle misurazioni?
Macchinine che si muovono senza radiocomando, bilance elettroniche del Bimby della Vorwerk, anche dopo adeguata schermatura della casa madre, manifestano irrequietezza nei pesi, automobili che non rispondono ai radiocomandi, l’ impianto d’ allarme della banca che si attiva spesso la notte facendo accorrere inutilmente la sorveglianza a sorprendere ladri fantasma e tante altre apparecchiature elettroniche portate in riparazione.
D’ altro canto sin dal 2002, 6000 medici tedeschi hanno firmato e consegnato un appello a quanti responsabili nel governo e nella scienza avessero il dovere di intervenire perché si scongiurassero ulteriori danni. Un altro appello è stato lanciato nel 2005.
Invece per Volturino il clamore suscitato nei media se in un primo momento sembrasse aver
stimolato l’interesse per uno studio epidemiologico ufficiale, il risultato non è più arrivato:
a dicembre 1999 la Asl di Foggia delibera di eseguire 3 indagini :
a. studio della motilità spermatica nei maschi di 19-21 anni,
b. consumo di psicofarmaci,
c. disturbi visivi,
da confrontare con la popolazione residente ad Orsara di Puglia.
Dopo tre anni chiedo notizie degli esiti e dopo reiterate sollecitazioni l’ anno successivo finalmente arriva la risposta:.”mancanza di risorse più volte sollecitate. difficoltà di carattere scientifico-epidemiologico.difficoltà pratiche.ci costrinsero ad abbandonare”.
Neanche il dirigente del distretto socio sanitario del posto, dr. M. Urbano, abitante a Volturino, ha mostrato sensibilità, dichiarandosi, anzi, incompetente.
E comunque la Asl di Foggia in più sedi e occasioni ha manifestato preoccupazione e in nome di una ragionevole cautela ha invitato ad allontanare quegl’ impianti in un punto più lontano dall’ abitato, ma, irresponsabilmente, i sindaci non ne hanno mai tenuto conto.
Né gli organi di vigilanza avessero mai impedito una sola installazione: “manutenzione, sostituzione, spostamento” la risposta prodotta negli anni alla Procura, salvo poi che a contarle, le antenne sono arrivate al numero 156 e nel 1986, inizio delle denunce, ne erano 28.
Il 22/12/2005 ripropongo l’ indagine alla stessa Asl e dopo altri solleciti non ho avuto alcun riscontro.
Anche l’ Università di Bari avvia uno studio sul sonno ma non ebbe più seguito dopo la scomparsa del prof. F.M. Puca, direttore della I Clinica Neurologica.
Lo studio, anche se incompleto aveva lanciato segnali significativi sui danni al sistema nervoso.
Lanciato dal TGUNO a dicembre 2004 suscita l’ interesse dell’ Istituto Superiore di Sanità che attraverso il dr. P. Comba, uno dei massimi epidemiologi, si presta per uno studio su Volturino, ma il Sindaco non è interessato visto che non ha risposto neanche dopo mie sollecitazioni.
L’ Associazione costituisce un comitato tecnico-scientifico, annoverando tra i più attenti studiosi del settore nel panorama universitario.
Ma il sindaco Dotoli inserisce elementi di contrasto nel comitato che ostacolano l’ avvio dei lavori, non convocando più i membri riuscendo a mantenere lo stato di abuso degli impianti e nel contempo il degrado sanitario nel paese.
Altrettanto insensibile alla notizia, tra l’ altro comunicata anche ad altri organi sanitari pugliesi compresa l’ Arpa, della preoccupazione confidatami dall’amico dr. G. Trincucci dall’ospedale Lastaria di Lucera, per l’ alto numero di ricoveri da Volturino per malattie neoplastiche riscontrati, senza conoscere quelli ricoverati presso altri nosocomi.
Quando si dice che il sindaco è la massima autorità sanitaria del paese.
Tutte prove evidenti che “le indagini non s’hanno da fare!!!”
Se si aggiunge ancora:
a.. una richiesta di indagine sanitaria da parte dell’Associazione alla Procura della Repubblica di Lucera, scomparsa nel 2001,
b.. consegna in Procura di falsi rapporti e spesso non redatti dai pubblici ufficiali del luogo, Carabinieri, Vigili e UTC,
c.. che spesso non vengo avvisato e quindi impedito di oppormi alle archiviazioni, nonostante richiesto,
d.. che all’ Associazione, portatrice di interessi superindividuali, è impedito di partecipare alle operazioni d’ indagine, di ottenere l’ iscrizione nel Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato, di ricevere aiuto economico,
e.. che una sentenza di demolizione confermata in Cassazione sin dal 1994 e che la Procura Generale di Bari non ha più eseguito e mai fornito spiegazioni spesso sollecitate,
f.. abbandono del Codacons e altri avvocati nella difesa dell’Associazione,
g.. emittenti appoggiate al traliccio di Telecom Service che dichiarano “munita di concessione edilizia” inesistente,
h.. che possano godere di finanziamenti pubblici e produrre consistenti profitti e beffarsi nel contempo delle esauste casse del comune di Volturino come evasori dell’imposta ICI, diffusori per giunta di superflue onde distribuite nelle case dei volturinesi, insieme a disinformazioni, frivolezze e pornovolgarità in eccesso, persino a colazione,
i.. che da circa un anno tutte queste notizie puntualizzate avrei voluto riferirle, nel più stretto riserbo, al Procuratore di Lucera, che non ha mai risposto alle mie richieste di audizione,
è manifesto che nella evidente e chiara cronicità di tali abusi imperseguiti è allocata anche la prova della consapevolezza del disastro sanitario, viceversa gli abusi sarebbero stati risolti da tempo, sicché la dimensione della gravità è di tale portata che nessun organo istituzionale voglia assumersi la responsabilità della soluzione.
Né la punizione degl’ irresponsabili potrebbe giovare a lenire le sofferenze della comunità di Volturino; perché se 21 anni di pressioni non sono stati sufficienti a vincere la resistenza della illegalità vige, quindi, un sistema di controllo invisibile che impedisce alle istituzioni di svolgere doverosamente i propri compiti.
Tutto coperto da garanzia di oscurità dell’informazione, prevalentemente in mano proprio agli abusivi e più attenta a diffondere, invece, notizie criminis altrui.
Allora,
l’ Associazione, si fa promotrice, sperando per l’ ultima volta, di un incontro fra le rappresentanze istituzionali più direttamente deputate alla decisione definitiva, incontro non nella sede municipale, perché lì non ottiene mai un rigo di risposta, bensì nella prefettura di Foggia.
Totale o parziale delocalizzazione?
Spegnimento delle trasmissioni nelle ore notturne?
Un nuovo centro abitato più a valle?
Immunità fiscali per i residenti effettivi?
La risposta, nella convocazione che S. E. il Prefetto vorrà indire al più presto possibile nei soggetti sottoelencati:
a.. Sindaco di Volturino
b.. Presidente Associazione
c.. Presidente Regione e
d.. Assessori Ecologia, Urbanistica e Sanità Reg. Puglia.
e.. Procuratore Repubblica Lucera.
Antonio Gagliardi – Presidente
Ho letto con sommo dispiacere quanto scritto dai comitati Roma Nord.
Ritengo infatti che, ad esempio, una delle pecche più gravi nel funzionamento del protocollo di Genova sia stato proprio l’utilizzo iniziale di “tecnici” schierati solo da una parte.
Condivido l’appello e spero che una volta tanto saremo in molti a farci sentire.
Attendo qualche ulteriore messaggio dagli amici di Roma Nord con l’auspicio che anche dalla Liguria non si subisca passivamente qualsiasi iniziativa “illuminata” dai “soliti noti” (forse soltanto agli addetti ai lavori).
Coraggio…usciamo allo scoperto e cerchiamo di non subire passivamente i soliti discorsi rassicuranti. Nessuno vuole fermare il progresso, non siamo tra quelli che “non vogliono la vita comoda” di antica memoria ma non vogliamo neppure subire passivamente ciò che le “menti eccelse” ci vogliono propinare ad ogni costo (che potrebbe anche essere elevato).
Buona riflessione.
Mario CICCHETTI gruppo elettrosmog Italia Nostra Genova