Le antenne della telefonia mobile di Fatima saranno ritirate in seguito alle lagnanze degli abitanti.
“Noi abbiamo fatto questo con le migliori intenzioni. Tuttavia abbiamo bisogno di denaro per mantenere la chiesa che ha veramente bisogno”, indica il prete della parrocchia.
Contro la disinformazione de La Stampa.it e di Mario Tozzi presenteremo un esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, così come abbiamo fatto, per la stessa notizia ERRATA e FUORVIANTE, contro Repubblica.it.
Entrambe le testate hanno nascosto i più gravi fattori di rischio: 2 volte nel caso di glioma e 2.4 volte nel caso di neurinoma, oltre che 1.9 volte nel caso di meningioma. Maggiori rischi, questi, se si valuta l’utilizzo del cellulare soltanto da una parte della testa.
Invece, quei giornali hanno riportato solamente l’incremento nel caso in cui si valuta l’utilizzo su entrambi i lati del cervello: soltanto + 20% per il glioma (cioè, 1.2 volte) e + 30% per il neurinoma (cioè, 1.3 volte) !!!
Ricordiamo che Mario Tozzi, novello anchor man televisivo, è stato moderatore nel recente convegno organizzato da Elettra 2000 l’11/10 scorso a Roma (relatori: Repacholi, Vecchia, Veyret, D’Inzeo, Falciasecca, Ahlbom, ecc. ecc.).
Saluti.
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
CNR – ROMA
Dopo anni di aspre polemiche e di contrasti che hanno interessato anche il mondo scientifico, la questione dell’inquinamento elettromagnetico (impropriamente chiamato elettrosmog) sembra essere sparita dall’attenzione dei media. Nello stesso tempo non sono diminuite le potenziali fonti di inquinamento e, anzi, la diffusione di sorgenti di alta e bassa frequenza è semmai incrementata di numero e di potenza. Come mai questa apparente contraddizione?
Vale la pena ricordare che il nostro pianeta è immerso da sempre in un «fondo elettromagnetico» naturale che, però, è aumentato più di un milione di volte, nelle città moderne, a causa della pervasiva presenza di macchinari elettrici di ogni tipo. Le fonti di emissione a bassa frequenza ad alto voltaggio (sostanzialmente gli elettrodotti) sono aumentate di numero, così come quelle a alta frequenza (diffusori radiotelevisivi, stazioni radiobase per telefonia mobile, ponti radio, sistemi radar), soprattutto nel nostro Paese, che detiene – con oltre 30 milioni di pezzi – il primato continentale per quello che riguarda la diffusione dei telefoni cellulari. Gli effetti biologici sulle membrane cellulari, causati soprattutto dal riscaldamento degli apparecchi (l’«effetto termico»), sono stati più volte individuati e misurati, mentre un convegno a Roma («Campi elettromagnetici e salute: le risposte della scienza, della società e della comunicazione»
Il problema è di metodo. Sembra difficile che qualche studio possa asserire la sicura assenza di effetti, cioè la sicurezza totale.
Diverse decine di migliaia di statunitensi e di europei sono stati tenuti sotto controllo e non sono state rilevate correlazioni significative fra mortalità causata da tumori e intensità d’uso del telefono cellulare. Il tempo di osservazione di questi studi è però ancora troppo breve, e nessuno può sapere se in futuro si riveleranno fenomeni come quello dell’amianto, che provoca il mesotelioma polmonare solo dopo 40 anni. Per questa ragione si suggerisce di astenersi dagli eccessi d’uso o di limitare le fonti, in attesa di studi definitivi: se non si è sicuri che un determinato comportamento procuri dei danni, ci si astiene dal tenerlo fino a che non ci sono certezze. Ma se queste non sono possibili?
Due scienziati scandinavi hanno tenuto sotto osservazione soggetti che utilizzassero il telefono cellulare da circa 10 anni. In questi studi le possibilità di ammalarsi di neuroma acustico sarebbero maggiori del 30% e di glioma (tumore maligno) di almeno il 20% rispetto a chi non ne fa uso, specialmente dal lato della testa sul quale si appoggia più frequentemente l’apparecchio. Si tratta in realtà di rivisitazioni che mostravano già le stesse correlazioni nel 2005. Malauguratamente esistono altri studi sul lungo periodo d’uso che non mostrano alcuna correlazione significativa. Uno studio globale chiamato «Interphone» è atteso per il prossimo futuro, così, in attesa di risposte esaustive, si suggeriscono alcuni comportamenti atti a ridurre un rischio che viene nel contempo negato.
Usare, come suggerisce anche il ministero della Salute in Germania, con parsimonia il cellulare, tenendolo lontano dalla testa attraverso un auricolare ed evitando di accostarlo mentre il segnale è basso: è in quei casi che il telefono emette la massima potenza e, dunque, interagisce più facilmente con i sistemi biologici. Invece sembra non si debbano temere le stazioni radio base di telefonia mobile più di altri impianti industriali: è dimostrato che si tratta di fonti prive di rischi significativi e basta comunque tenersi a ragionevole distanza.
Si registra poi un’aggravante: gli eventuali effetti sul lungo periodo non sembrano legati al fattore termico, ma a qualche altra forma di interazione praticamente impossibile da identificare oggi. Nessuno, intanto, neanche i più critici, rinuncia al cellulare: del resto quanti sono coloro che hanno smesso di usare l’auto quando hanno scoperto che di polveri sottili si muore?
STUDIO SVEDESE: «SCORAGGIARNE L’USO AI BAMBINI»
I professori Hardell e Hansson Mild: utilizzare il telefonino per 10 anni fa salire il rischio di ammalarsi
LONDRA (Gran Bretagna) – Usare il cellulare per più di 10 anni aumenterebbe il rischio di ammalarsi di tumore al cervello. Lo sostiene un studio svedese, opera di due eminenti professori – Lennart Hardell dell’Università di Orebro e Kjell Hansson Mild dell’Umea University – che contraddice così le ultime ricerche ufficiali, che negavano un nesso fra i telefonini mobili e il cancro. Stando ai nuovi risultati, invece, le persone che usano il cellulare da un decennio o più, anche solo per un’ora al giorno, hanno il doppio di possibilità di sviluppare un tumore nel lato del cervello dove di solito appoggiano il dispositivo.
INDEPENDENT- «E’ necessaria una grande attenzione nell’uso del telefonino – avvertono gli scienziati nella relazione pubblicata dalla rivista Occupational Enviromental Medicine – e soprattutto i bambini, che sono particolarmente vulnerabili, dovrebbero essere scoraggiati dall’utilizzarlo». A quanto sostiene l’Independent, che ha riportato lo studio, i risultati sarebbero tanto importanti quanto preoccupanti, perché mettono insieme ricerche su persone che hanno usato il cellulare per un tempo abbastanza lungo da poter contrarre la malattia. Finora, infatti, le rassicurazioni ufficiali sulla sicurezza dei cellulari si basavano su ricerche compiute, nella migliore delle ipotesi, su un campione ristretto, ma il cancro impiega almeno 10 anni per svilupparsi, quindi questi studi erano giocoforza parziali.
STUDI PRECEDENTI – Il mese scorso, una ricerca inglese sulla sicurezza dei dispositivi promossa dalla Mobile Telecommunication and Health Research (MTHR) e costata quasi 9 milioni di sterline (circa 13 milioni di euro), era arrivata alla conclusione che i cellulari «non potevano essere associati a danni biologici». Ma il presidente della MTHR, il professor Latrie Challis, aveva ammesso che solo una piccola parte dello studio aveva riguardato gente che usava il cellulare da più di un decennio e aveva annunciato la necessità di nuove ricerche, più complete, per un risultato il più possibile certo. «Non possiamo escludere la possibilità che il cancro possa apparire nel giro di pochi anni – aveva avvertito lo scienziato – perchè la nostra ricerca ha scoperto qualche timido accenno nelle persone che sono state esposte alle radiazioni per oltre un decennio».
RISCHI PER IL CERVELLO – I due luminari svedesi hanno, invece, riunito i risultati di 11 precedenti studi svolti in Svezia, Danimarca, Finlandia, Giappone, Germania, Stati Uniti e Inghilterra, che ribadivano l’aumento del rischio di sviluppare il cancro, soprattutto nel lato di cervello dove la gente è solita appoggiare il telefono. Cinque dei sei studi sui «gliomi», tumori delle cellule che proteggono quelle nervose, avevano confermato il potenziale pericolo, mentre quattro relazioni su cinque avevano rilevato la presenza di neuromi acustici, forme tumorali benigne ma spesso causa di invalidità come la sordità. I due svedesi hanno così raccolto i risultati per analizzarli nel loro complesso e hanno perciò stabilito che le persone che usano il telefonino da un decennio o più hanno il 20% in più di possibilità di contrarre una patologia come il neuroma acustico e il 30% in più di sviluppare un glioma maligno. E il rischio sarebbe ancora più grande dal lato della testa su cui appoggia il cellulare: più che triplicato nel primo caso, addirittura quintuplicato nel secondo. «Queste valutazioni danno un campione esauriente per valutare i rischi di aumento di neuromi e glomi – hanno sottolineato Hardell e Mild – . Non solo. In base a questi risultati, non si possono nemmeno escludere la presenza di altre forme di tumore al cervello».
CORDLESS – Lo studio svedese ha interessato anche i cordless e pure in questo caso si è registrato un aumento di entrambe le patologie. In altre parole, usando un cellulare o un telefono senza fili per 2000 ore – ovvero, meno di un’ora al giorno per 10 anni – vi sarebbe un rischio concreto di ammalarsi. «Penso che sia davvero strano vedere così tante ricerche ufficiali che dicono che non ci sono rischi – ha spiegato il professor Mild al giornale inglese – perché ci sono precise indicazioni sul fatto che qualcosa succede dopo i dieci anni».
Non a caso, il luminare utilizza il cellulare il meno possibile e consiglia di farlo sempre e comunque con i dispositivi vivavoce e di evitare le telefonate chilometriche, preferendo in questo caso gli apparecchi fissi. Grande attenzione poi con i bambini, ai quali i cellulari dovrebbero essere tassativamente proibiti. Il professore riconosce comunque come il numero di radiazioni emesse dai telefoni di ultima generazione sia notevolmente diminuito rispetto al primo dispositivo apparso sul mercato una decina di anni fa, ma la sua raccomandazione è di preferire modelli a bassa radiazione, visto soprattutto il proliferare del Wi-Fi, che emette raggi altrettanto pericolosi, seppur in misura minore rispetto ai telefonini.
PARERI CONTRASTANTI – Stando alla Health Protection Agency inglese, questo studio svedese sarebbe «molto indicativo», pur ammettendo che i risultati «non si possono considerare ancora definitivi», mentre l’associazione degli operatori di telefonia mobile (Mobile Operators Association) rileva come non ci siano nuovi dati certi sui rischi per la salute, ma concorda sul fatto che siano necessari nuovi studi. Nel frattempo, gli scienziati hanno chiesto anche una revisione degli standard di emissione dei telefoni mobili e di altre fonti radioattive che loro stessi descrivono come «inappropriate» e «non sicure».
Simona Marchetti
https://www.corriere.it/salute/07_ottobre_08/marchetti_tumori_rischi.shtml
L’irradiamento dei telefonini, rispettivamente: ricettori della telefonia mobile, non è così inoffensivo come gli operatori sempre di nuovo affermano. Per questo motivo l’Associazione medica di Vienna si è assunta le sue
responsabilità ed ha deciso di informare la popolazione austriaca, sulla possibilità di effetti negativi, dal punto di vista medico.
10 REGOLE IGIENICHE PER L’USO DEL TELEFONINO:
E’ questo il titolo del cortometraggio visibile in rete:
Dopo una breve introduzione sulla scheda epidemiologica concernente gli effetti dei campi elettromagnetici realizzata dai Comitati dei Cittadini Indipendenti di Bologna (riferimento signora Adriana Palleni), predisposta in collaborazione con altre Associazioni di volontariato, fra cui l’Associazione Medici per l’Ambiente, il Movimento Azzurro, l’Associazione Comunicazione e Ambiente, l’Associazione Europea di Volontariato, l’Associazione Diritti Umani Difesa e Ambiente-Tutela della Salute – Bologna, il documentario mette a fuoco un campione esemplificativo di istallazioni di antenne di telefonia mobile e radiotelevisive dal nord al sud dell’Italia.
Con cortese preghiera di pubblicazione.
Vittorio Fagioli, Rete Nazionale “No Elettrosmog”
—– Original Message —–
COMUNICATO STAMPA
SOLIDARIETA’ AI CITTADINI DI ROMA NORD E CESANO PER LA VERGOGNOSA SENTENZA SU RADIO VATICANA.
ORA E’ PIU’ CHE MAI NECESSARIO INSERIRE NEL CODICE IL REATO DI ELETTROSMOG !
La Rete Nazionale “No Elettrosmog” esprime piena solidarietà ai cittadini inquinati di Roma Nord e Cesano, colpiti dalla sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma ha assolto i vertici di Radio Vaticana, già condannati in primo grado per “getto pericoloso di cose”.
E’ chiaro che la condanna simbolica a 10 giorni di carcere comminata due anni fa dal Tribunale agli alti prelati non poteva costituire motivo di soddisfazione e di giustizia per la popolazione coinvolta, quanto piuttosto l’affermazione del principio di assimilazione dell’inquinamento elettromagnetico ad una specifica figura di reato penale.
Ora questa equiparazione è stata sconfessata dal collegio giudicante, ma certamente non vengono cancellati il rischio e la preoccupazione di una intera popolazione costantemente esposta a livelli di emissione elettromagnetica abnormi.
Ancor più questa sentenza alimenta l’esigenza irrinunciabile di addivenire ad una vera e propria riforma, che introduca finalmente nel codice penale il reato di inquinamento elettromagnetico.
Il recente disegno di legge del Governo sui reati ambientali non prevede ad oggi (!) il reato di inquinamento elettromagnetico. Prendiamo pertanto atto con soddisfazione che il Capogruppo alla Camera dei Verdi Angelo Bonelli ha ieri dichiarato alla stampa che il suo gruppo presenterà un emendamento in tal senso nel momento che inizierà la discussione della legge alla Camera dei Deputati prevista per il mese di luglio.
E’ con questo auspicio che la Rete Nazionale ha promosso una giornata di mobilitazione contro l’elettrosmog, che si svolgerà venerdì 15 giugno e che vedrà numerosi comitati convergere da tutta la penisola dapprima ad un presidio (di democrazia) sotto il Parlamento, poi ad un convegno organizzato alla Camera, in cui le parole d’ordine sono:
Per la Rete Nazionale “No Elettrosmog”
Vittorio Fagioli
Giuseppe Teodoro
La Fondazione Umberto Veronesi, fondata dal prof. Umberto Veronesi, ha, fra gli altri, i seguenti partners:
L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, concepito dal prof. Umberto Veronesi e di cui è direttore scientifico, ha fra i suoi soci:
Il prof. Veronesi è presidente onorario dell’associazione privata Galileo 2001.
Il prof. Veronesi è perito di parte a favore di Radio Vaticana nel processo indiziario per omicidio plurimo colposo condotto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma.
Saluti.
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
Che bello. L’ex ministro della Salute Umberto Veronesi risolve il problema energetico italiano con 10 centrali nucleari.
Il presidente di Galileo 2001 è fortissimo:
ecco che l’ex ministro oncologo propone la sua ricetta.
Peccato che il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, da massimo esperto della materia, gli abbia subito replicato ribadendo la necessità di fare invece ricorso alle energie rinnovabili. Tralasciamo qui di elencare tutti i motivi per cui l’oncologo ex ministro della Salute sta clamorosamente sbagliando.
Meglio così. Almeno abbiamo ancora una conferma con chi abbiamo a che fare.
Saluti.
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.

COMUNICATO STAMPA
ELETTROSMOG/RADIOVATICANA- NUOVI CASI DI LEUCEMIE E LINFOMI A ROMA NORD. NUOVA INDAGINE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA.
IL COORDINAMENTO DEI COMITATI DI ROMA NORD HA PRESENTATO IN PROCURA LA DOCUMENTAZIONE CLINICA DI DUE ADULTI E DI UN BAMBINO AFFETTI DA MALATTIE EMATO-LINFATICHE RESIDENTI FRA CESANO E L’OLGIATA.
GLI ADULTI COSTITUISCONO DUE NUOVI CASI MENTRE IL CASO DEL BAMBINO ERA GIA’ STATO SEGNALATO AI MAGISTRATI AD APRILE DEL 2006 DAL COORDINAMENTO DEI COMITATI DI ROMA NORD.
LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DEL TRIBUNALE DI ROMA APRE UNA NUOVA INDAGINE CHE PER IL MOMENTO E’ CONTRO IGNOTI.
A NOVEMBRE SCORSO ALTRI 2 CASI DI GRAVI MALATTIE EMATOLOGICHE E LINFATICHE: UN EX LAVORATORE DELLA RADIO VATICANA CHE VIVE ALLA STORTA ED UN ALTRO CITTADINO CHE VIVE A CESANO E LAVORA ALL’OLGIATA.
Ad aprile del 2006 il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord aveva consegnato alla Procura le cartelle cliniche di 2 casi ed un elenco con altri 8 casi: 9 adulti, di cui 3 deceduti, ed un bambino.
A marzo del 2004 il Coordinamento aveva consegnato ai magistrati un elenco con 11 casi, di cui 10 con documentazione clinica: 8 adulti, di cui 5 deceduti, e 3 bambini, di cui una deceduta.
In totale 25 casi tumori emato-linfatici censiti dal Coordinamento (di cui complessivamente 9 deceduti) compresi negli anni oggetto dell’indagine epidemiologica in corso (1989-2005) stabilita dal Tribunale di Roma nell’ambito del procedimento penale per omicidio plurimo colposo che vede come indiziati alcuni responsabili della Radio Vaticana e del Centro Trasmissioni della Marina Militare.
Quella indagine rischiò di essere annullata alla fine dello scorso anno a causa di una richiesta di archiviazione presentata in Cassazione dalla Radio Vaticana, ma rigettata con la sentenza n. 611 del 16/1/07 dai Giudici della IV Sezione Penale della suprema Corte, considerati i “profili di colpa emergenti” nell’inchiesta.
Questi 25 casi si aggiungono a quelli riscontrati nel corso delle indagini epidemiologiche svolte dal 1999 al 2001 dagli epidemiologi dell’Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, del Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma E e, dal 2001 al 2002, dai periti tecnici della Procura della Repubblica.
Di questi 25 casi soltanto 12, cioè gli 8 adulti deceduti e i 4 bambini, potrebbero rientrare nell’indagine epidemiologica in quanto questa prevede, per gli adulti, soltanto lo studio di mortalità e non quello di incidenza (soggetti in vita + deceduti) per malattie tumorali emato – linfatiche a causa, purtroppo (riferimento: “Studio Marconi”, preparatorio dell’indagine epidemiologica stabilita dal Tribunale di Roma):
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord