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I campi elettromagnetici generati dai telefoni cellulari: effetti sulla salute dei bambini e adolescenti, RNCNIRP 2011.

bambino

RISOLUZIONE DEL COMITATO NAZIONALE RUSSO

Prof. Grigoriev Yury, prof. Valentina Nikitin, dott. Grigoriev Oleg, maggio 2011.
Tale risoluzione è stata approvata dai membri della commissione nazionale russa sulle radiazioni non ionizzanti (RNCNIRP), nella sessione del Comitato in data 3 marzo 2011.
http://iemfa.org/images/pdf/RNCNIRP_Resolution_2011.pdf
La risoluzione è l’evoluzione delle dichiarazioni scientifiche adottate dal RNCNIRP nel 2001, 2004, 2007, 2008 e 2009, tenuto conto delle opinioni attuali sui nuovi dati scientifici.
La risoluzione rappresenta il nuovo punto di vista della comunità scientifica destinata ai consumatori dei servizi di telecomunicazioni mobili, come pure al potere legislativo ed esecutivo che elaborano e attuano politiche di tutela della salute, dell’ambiente, della comunicazione scientifica e di sicurezza.

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Cellulari e tumori

Fonte: GENITRONSVILUPPO Cosa sanno i neurologi dei cellulari che noi non sappiamo? La settimana scorsa 3 eminenti neurochirurghi in un’intervista per la CNN con Larry King hanno dichiarato che non tengono il cellulare accanto alle loro orecchie. “Credo sia una pratica sicura”, ha dichiarato il Dr. Keith Black, chirurgo al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, “quella di utilizzare un viva-voce in moda da mantenere lontana l’antenna a microonde dal proprio cervello”. Così i ricercatori sono nuovamente al lavoro per scoprire se il più grande strumento di business è la causa del cancro al cervello per le persone che lo utilizzano costantemente.

Il Dr. Vini Khurana, professore associato di neurochirurgia presso l’Australian National University ha dichiarato apertamente la sua critica verso i cellulari spiegando: “Io uso i cellulari sono con il viva-voce. Non lo tengo assolutamente vicino al mio orecchio. Così con la recente morte del senatore statunitense Edward M. Kennedy di un tumore che gli scettici verso i cellulari lo associano all’uso del dispositivo elettronico, hanno contribuito a rinfocolare il lungo e discusso dibattito sull’uso del cellulare e del cancro. Il supposto legame fra la malattia e l’uso del telefono mobile non è convalidato da molti esperti tra cui l’American Cancer Society. La teoria che i cellulari provochino tumori cerebrali “sfida la credulità”, ha dichiarato il Dr. Eugene Flamm del Montefiore Medical Center. Secondo la Food and Drug Administration, 3 grandi studi epidemiologici dal 2000 non hanno mostrato effetti nocivi. Il CTIA – la Wireless Association, il principale gruppo di commercio e industria dei cellulari ha dichiarato: “La stragrande maggioranza degli studi che sono stati pubblicati in rinomate riviste scientifiche di tutto il mondo dimostrano che i telefoni mobili non rappresentano un rischio per la salute”.

Ma il F.D.A. rileva tuttavia che la ricerca non risponde a domande e quesiti a lungo termine riguardo l’esposizione all’uso del cellulare. Per questo numerosi critici spiegano che gli studi sono viziati proprio per questo motivo e perché non distinguono un uso casuale e da uno frequente. Ad ora si sa che i cellulari emettono radiazioni non ionizzanti, quindi solo onde di energia che sarebbero troppo deboli per rompere i legami chimici e danneggiare la struttura del DNA causando notoriamente il cancro. E non vi è alcun meccanismo biologico noto a spiegare come le radiazioni ionizzanti potrebbero causare il cancro. Ma i ricercatori che hanno sollevato le preoccupazioni sono gli stessi a dire che solo perché la scienza non può spiegare il meccanismo non significa necessariamente che il danno possa compiersi. Preoccupazioni si sono concentrate poi sul calore generato dai cellulari e dal fatto che le frequenze radio vengono assorbite in gran parte dalla testa e dal collo. In studi recenti però suggeriscono un rischio, i tumori tendono a verificarsi sullo stesso lato della testa dove il paziente tende generalmente ad appoggiarvi il telefono cellulare. L’anno scorso già l’American Journal of Epidemiologyha pubblicato dei dati che evidenziano un rischio più elevato del 58% per un tipo di tumore dovuto all’uso pesante del cellulare in Israele. E ancora un altro studio svedese ha evidenziato un raddoppio del rischio di neuroma acustico dopo 10 anni di pesante uso del cellulare.

Penetrazione delle radiazioni dei telefoni cellulari nel cranio di un uomo adulto, di un bambino di 10 anni e in uno di 5 anni

Tutt’ora persone come Louis Slesin, redattore del Microwaves News ha dichiarato che “Ci sono alcuni risultati molto sconcertanti e che suggeriscono un grave problema anche se è troppo presto per giungere a conclusioni definitive”. Il Dr. Paul J. Rosch, professore al New York Medical College invece ha annunciato una pesante realtà “Sempre più bambini utilizzano i cellulari e proprio loro possono esserne i più colpi. I loro cervelli sono in rapida crescita ma il loro cranio è ancora molto sottile”. E dietro le quinte fra cellulari e fornitori di servizio sta avendo seguito la tanto attesa ricerca della Interphone, il progetto di ricerca in cui partecipano 13 paesi di tutto il mondo coordinato da un’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Il progetto considerato il più completo ad esaminare il potenziale legame tra uso del cellulare e cancro dovrebbe essere stato originariamente pubblicato nel 2006 ma la relazione finale non è stata ancora rilasciata e la frustrazione tra alcuni scienziati si sta percependo, spiegando che tale ritardo non dovrebbe essere tollerato in un contesto come questo. Ad oggi per le persone che sono preoccupate per ogni possibile rischio una soluzione molto semplice è quella di utilizzare un auricolare. Ma il timore è anche dovuto al fatto che nonostante il rischio individuale dell’utilizzo del cellulare sia basso, con 3 miliardi di utenti in tutto il mondo, anche un minuscolo rischio si tradurrebbe in una grande preoccupazione per la salute pubblica a livello globale. “Non possiamo ancora dire con certezza che i cellulari siano sicuri o meno”, ha dichiarato il Dr. Nero nell’intervista della CNN. “La mia preoccupazione è che con l’utilizzo diffuso dei cellulari, la peggiore delle ipotesi sarebbe di scoprire una correlazione fra cancro e telefoni mobili in via definitiva in studi che termineranno fra 10 anni, quando milioni di dispositivi mobili verranno utilizzati costantemente in tutto il mondo”.

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Informazioni sui cellulari

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La domanda:

Salve,
non posseggo un telefono cellulare, ma per questioni di lavoro saltuariamente dovrò utilizzarne uno.

Dando per scontato che non lo terrò tutto il giorno appeso al collo, quali parametri dovrei valutare per l’acquisto?

L’antenna esterna è davvero meno dannosa?

Ci sono marche o modelli che tendono più verso la sicurezza o che tendano  a ridurre l’inquinamento ambientale?

grazie

Claudio, Brunico

La risposta

I telefoni cellulari in commercio devovo soddisfare i limiti imposti sul SAR (specific absorption rate) ossia il tasso di assorbimento specifico di energia.
Nelle norme viene considerato il SAR come valore, mediato sul corpo intero o solo su alcune parti di esso, del tasso di assorbimento di energia per unità di massa. Questi limiti sono stati dettati dall’ICNIRP e sono riferiti, come
detto, sia al corpo intero che ad alcune parti di esso.
Per quanto riguarda il telefono cellulare, è di interesse l’assorbimento a livello della testa. In questo caso il limite è di 2 W/Kg mediato su 10g.

Il fatto di riferirsi a misure di SAR e non a valore di campo elettrico e magnetico deriva dalla considerazione che la potenza assorbita da una data porzione di massa biologica non dipende solo dalla potenza emessa dal cellulare, ma anche dalla polarizzazione del campo , dalla forma dell’antenna, dalla sua posizione, dalla forma del telefono, dalla profondità di penetrazione dell’onda elettromagnetica al variare della frequenza, dai parametri chimico-fisici dell’area biologica interessata ecc.

In questo caso, una scelta oculata nell’acquisto di un telefono cellulare è sicuramente l’acquisizione di informazioni inerenti i valori di SAR  presenti in seguito all’esposizione al telefono stesso.

Il fatto che il limite sia di 2W/Kg non limita il produttore nell’adottare accorgimenti tecnici per ottenere valori sensibilmente inferiori a questo valore. Esistono, infatti, dei cellulari che hanno ottenuto dei valori di
SAR inferiori a 0,8W/Kg, quindi meno della metà del limite imposto.

Detto questo è altresì da considerare che i limiti ICNIRP si basano solo su effetti termici (acuti) e non tengono assolutamente in conto eventuali effetti dovuti all’esposizione prolungata (cronici) anche in considerazione del fatto che le diverse modulazioni e/o tecniche di accesso utilizzate nella telefonia mobile generano diverse forme dei potenziali generati e delle correnti indotte.

In ultima analisi, non ne farei una questione di antenna esterna o interna.
Fermo restando il rispetto del limite dei 2W/Kg, minore è il SAR e meglio è.

Cordialità

Ing. Luigi Sapone

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TELEFONO, TUMORE PAROTIDE…

Il mio caso penso non sia unico in Italia, molte persone si saranno trovate ad affrontare il calvario di un tumore nella zona di utilizzo del telefono cellulare, senza pensare che la colpa sia di questi infernali giocattoli.
Mi rivolgo al coordinatore del forum per chiedere di sensibilizzare di più i vostri sostenitori, e magari rivolgervi maggiormente a questo studio oltre che al problema delle antenne, perchè ad ogni antenna possono corrispondere migliaia di altre fonti di radiazione potenti, i cordless a lunga gittata e i cellulari.
Cerchiamo di smuovere tutti gli studiosi che già conoscono quanti danni possano fare le onde telefoniche e che la pensano diversamente da Veronesi o da chi ha fatto studi per conto delle compagnie telefoniche.
Cerchiamo di costituire un comitato che possa avere voce e denunciare questi danni.
In altri paesi esistono già, contattiamoli.
Certo c’è bisogno del vostro aiuto e della vostra conoscenza e direzione.
A questo proposito vorrei affidarmi a voi per avere dati che esaudiscano la mia ricerca.
Sono appena stato operato alla parotide sinistra, mi hanno asportato un tumore maligno: Carcinoma mucoepidermoide.
Da più di vent’anni uso, in azienda, un cordless molto potente con antenna posizionata sui tetti, telefono modello “Jetfon”.
Il telefono l’ho sempre ascoltato a sinistra.
Vi chiedo.
Quali relazioni ci sono fra le onde del cordles e il mio tumore?
Potete fornirmi dei dati sicuri e valutabili?
Io sono convinto che purtroppo dopo l’utilizzo per ventidue anni per 10 ore al giorno di questo infernale telefono,sia la causa del mio tumore.
Come dimostrarlo?
Grazie per la vostra collaborazione,cordiali saluti.

Angelo Stradiotti

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USA, TELEFONIA MOBILE ALLA SBARRA!

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La Corte Suprema autorizza varie associazioni di consumatori a procedere legalmente contro produttori ed operatori di telefonia mobile, accusati di assemblare dispositivi nocivi per la salute

Washington (USA) – La telefonia cellulare, croce e delizia della società contemporanea, è nell’occhio del ciclone dell’opinione pubblica statunitense: un turbine di polemiche sta travolgendo la ricca industria cellulare, accusata di produrre apparecchi dannosi alla salute. Ben cinque associazioni di consumatori statunitensi hanno ricevuto il benestare della Corte Suprema di Washington DC per procedere legalmente contro operatori telefonici e produttori

“Negligenza”, “truffa ai danni dei consumatori”, “frode”: i capi d’accusa che animano le class-action lanciate dai consumatori degli stati di Maryland, New York, Pennsylvania, Georgia e Louisiana sono pesantissimi e fanno tremare i giganti del settore telefonico.

Thomas Howell, unico rappresentante legale delle centinaia di persone unite nelle cinque organizzazioni coinvolte, sostiene che l’industria “sta deliberatamente producendo, commerciando e promuovendo apparecchi potenzialmente dannosi”. Howell richiede perciò nuove norme nazionali volte a regolamentare incisivamente l’emissione di radiazioni per tutti gli apparecchi a radiotrasmissione. Una prospettiva non rosea per l’industria, che
nell’ipotesi della vittoria dei consumatori dovrebbe aggiornare linee di produzione e componentistica.

Nel mirino dei consumatori ci sono colossi come Nokia, Cingular, Motorola e Sprint. Le aziende in questione erano ricorse in appello presso la Corte Suprema di Washington nel tentativo di bloccare la pioggia d’accuse, capace di rovinare irrimediabilmente la reputazione internazionale di questi grandi marchi. Ma i massimi giudici hanno dato ragione alle associazioni, dando di fatto il via libera al procedimento.

L’ombra dei danni oncologici prodotti dai comuni telefonini è il peggior nemico di qualsiasi azienda che opera in questo settore economico di primaria importanza. Andrew McBride, legale del gruppo Nokia per gli Stati Uniti, si difende sostenendo che “la rete di telefonia mobile è una risorsa nazionale e serve per l’economia, la società e la sicurezza interna” e che i cellulari di oggi sono sicuri.

Nonostante gli apparecchi telefonici commerciati negli Stati Uniti e nel resto del mondo godano di certificazioni della FCC, l’ente governativo statunitense che vigila sulle telecomunicazioni e sulla loro innocuità, l’opinione della comunità scientifica riguardo i terminali GSM ed UTMS continua ad essere diversificata: l’assenza di una chiara e definitiva “assoluzione” dei telefonini continua a rappresentare una spina nel fianco per tutto il settore della telefonia mobille.

Tommaso Lombardi

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La controinformazione scientifica

Da: “cittadiniattivi
Oggetto: La controinformazione scientifica

Ecco l’art. pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Stamattina, su Radio 1 delle 7:00 e Radio 2 delle 7:30, su Radio 3 delle 8:45, ieri su Canale 5, La 7, ecc., oggi sui quotidiani.

La grande informazione si è mossa…

Tre anni di ricerche finanziate con i soldi pubblici per dimostrare che la temperatura del cervello, a causa dell’uso del telefono cellulare, aumenta di meno di un decimo di grado centigrado in 20 minuti di conversazione che viene definita “esposizione prolungata” !

Ci raccontano poi di normative europee. Come sanno ormai anche i muri, queste non esistono. Il Consiglio Dell’Unione Europea ha emanato soltanto delle Raccomandazioni (1999).

I professori del MIUR, alcuni esperti del CNR e gli esperti dell’ENEA studiano ancora gli effetti termici utilizzando teste “fantoccio” per simulare la testa ed il cervello dell’uomo!

E poichè l’innalzamento della temperatura è veramente basso, non si possono avere danni!

Come sono lontane queste ricerche da quelle biologiche condotte negli USA da Lai, Singh, Blackman; come sono lontane dagli studi epidemiologici svedesi di Hardell e Mild dell’Università di Orebro, e perfino da quelle condotte dal gruppo guidato da Alhbom e Feitching, o dagli studi biologici di Salford e colleghi dell’Università di Lund e di cui ai ns. comunicati di ieri e del 14/10 u. s. .

Cari saluti.

Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.

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CRONACHE

La ricerca: aumenti di temperatura trascurabili

«Danni al cervello? Cellulari assolti»

Gli studiosi: ma le teste piccole assorbono più onde, allarme per bimbi e ragazzi. Differenze anche tra maschi e femmine

ROMA – Assolti per non aver commesso il fatto? Almeno per insufficienza di prove, ma comunque assolti. Sono i cellulari, finora sospettati di danneggiare il cervello facendo alzare la temperatura della testa durante le chiamate, e adesso scagionati dall’accusa. Sebbene per donne e bambini ci vorranno studi più approfonditi prima di escludere qualunque pericolo: la minore dimensione della testa provoca, infatti, un maggior assorbimento delle onde elettromagnetiche. Anche se al di sotto dei limiti. A sostenere l’innocuità del nostro migliore amico elettronico è una ricerca triennale, che fa parte del progetto nazionale «Salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente dalle emissioni elettromagnetiche», promosso dal ministero dell’Università, in collaborazione con il Cnr e l’Enea, che farà felici quanti soffrono di irrinunciabile dipendenza da telefonino mobile. «I risultati finora raccolti sono rassicuranti», ha spiegato il coordinatore scientifico, Paolo Bernardi, docente di Micro-onde all’università La Sapienza di Roma.

Lavorando su prototipi di testa umana vicinissimi al reale «si è visto che gli aumenti di temperatura indotti all’interno della testa e nel cervello, nel caso di esposizione prolungata, 20 minuti, sono assolutamente trascurabili, poiché inferiori a un decimo di grado centigrado».

Ma anche il riscaldamento dell’orecchio e della parte esterna non è rilevante. Gli attuali cellulari, quelli che rispettano le normative europee, sono sicuri. Vi sono tuttavia delle differenze. Continua Bernardi: «Si è registrata una differenza tra uomini e donne non per l’uso di cellulari, quanto per la vicinanza ad antenne delle televisioni o stazioni di telefonia mobile. Sulle donne si è notato un aumento del 20% di assorbimento delle emissioni elettromagnetiche. Sono comunque valori trascurabili, ma il motivo sembrerebbe legato alle dimensioni del cervello. Per quanto riguarda bambini e adolescenti, invece, si è visto che l’assorbimento è maggiore e quindi, fino a che mancano studi specifici, la cautela è d’obbligo. Si tratta di cervelli di dimensioni più piccole e soprattutto ancora in fase di sviluppo».

Allarme rientrato? «Così come non erano giusti gli allarmismi di qualche tempo fa, non mi sembra il caso di dire che lo studio del Cnr cancella tutte le preoccupazioni», risponde Alessandro Polichetti, del Dipartimento Tecnologia e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. «Questi risultati ci fanno stare tranquilli, ma le incertezze restano, in questi campi non si può mai dire la parola definitiva. Probabilmente abbiamo a che fare con rischi bassi, forse inesistenti, ma, per fare un solo esempio, è di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio epidemiologico svedese che ha evidenziato un certo aumento dei tumori benigni del nervo acustico in soggetti che usavano cellulari in modo costante da più di dieci anni».
Mariolina Iossa
Messaggio: 3
Data: Wed, 27 Oct 2004 15:20:07 +0200
Da: “cittadiniattivi
Oggetto: Re: La grande informazione si è mossa.

> Ringrazio per la comunicazione. avete ragione, è una cosa scandalosa.
> In termini tecnici (si fa per dire) operazioni come quelle da voi
> riportate meritano il nome di “polverone”. Come direttore di Tempo
> Medico ho pensato opportuno mettere la notizia dello studio di Ahlbom
> in prima pagina (fra qualche giorno sarà anche sul sito
> http://www.tempomedico.it). Anche se ritengo che lo studio abbia
> alcuni punti deboli (recall bias, prima di tutto), ritengo doveroso
> seguire questo filone, che seguo da anni come autore di un libretto
> (“Onde sospette”, Editori Riuniti, 1994) che in passato mi ha
> procurato anche qualche grattacapo.
> Tenetemi informato delle vostre iniziative.
>
> Cordiali saluti
> Luca Carra
> Zadig

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Casaviva – La coperta che neutralizza le onde elettromagnetiche

Click per ingrandire

Fuori dal letto i campi magnetici sospetti di generare disagi al riposo e alla salute. Ageostan ha creato “Stan”, una stuoia con sottili fibre metalliche che, abbinata a tessuti di lana, cotone, o altro, impedisce alle onde elettromagnetiche di interferire con il nostro corpo. Agisce verso i campi provenienti da elettrodomestici o ripetitori, ma anche per quelli che s’insinuano dal suolo. Per il letto ci sono coperte e teli sottomaterasso (nella foto la coperta “Magnolia” in pura lana vergine), ma sono disponibili anche tessuti leggerissimi in organza per tendaggi di ogni stile.

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L’ODISSEA DEL 57ENNE MALATO DI ELETTROSMOG

“A stare in casa stavo male”
IL PRIMO COLPITO IN ITALIA

Fa capire che avrebbe fatto volentieri a meno di tutta questa pubblicità. Giuseppe Carletti, il 57enne di Cremona, è il primo malato in Italia di elettromagnetismo. L’odissea del pensionato, ex autista dell’Aem, ancora giovane, sia anagraficamente che di spirito, è iniziata quattro anni fa, dopo che una nota compagnia telefonica ha istallato un ponte (così si definiscono quelle specie di centraline che servono a mettere in rete i vari tralicci) proprio nel cortiletto retrostante il condominio dove vive, al civico 117 di via Del Giordano. “Quando sono in casa, ormai mi viene l’ansia, mi sento qualcosa che non so dire” racconta Giuseppe Carletti. La sua vita è cambiata da qualche anno. “Non ho mai sofferto di mal di testa. All’inizio quando andavo a fare le prime visite, non dicevo nemmeno di aver dietro casa quell’ap parecchiatura. Non associavo minimamente le due cose”. Il rumore, un ronzio martellante, continuo, ma la notte… “Non riuscivo più a dormire, nemmeno ora, sebbene l’abbiamo attutito con dei pannelli appositi antirumore” spiega il 57enne. Al punto che anche ora, per lui ormai ipersensibile e malato, quel rumore è una tortura cinese. Giuseppe Carletti è il primo malato di elettromagnetismo in Italia: malato certificato. “Ho prima fatto una vista all’Ospedale Maggiore, un breve periodo di ricovero” racconta Carletti. I sintomi, anzi i malori, erano diventati, poco tempo dopo l’istalla zione della centralina, insistenti. Mal di testa “Quelle fitte come se avessi un ago di una macchina da cucire continua. Fitte all’arcata sopraccigliare sinistra, che scendeva, e poi l’occhio che mi lacrimava di continuo” racconta Carletti. Mal di testa perenne, lui che non aveva mai sofferto di mal di testa, a volte persino il vomito. Insonnia l’unico modo per fuggire a quella tortura era uscire di casa. “Mi sembrava che la cosa si attenuasse quando ero fuori”. I consulti medici. Prima alla Clinica le Ancelle di Cremona. Diagnosi: cefalea a grappolo martellante. Un anno fa entra in cura al Centro per le cefalee dell’Università degli Studi di Parma. Riscontrati i sintomi, riscontrato che non v’era nulla di fisiologico che potesse giustificarli, anche per i medici era diventato un rebus stabilire quale fosse la causa. La svolta all’Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del Lavoro, un anno fa. Qui con tutta la documentazione accumulata negli anni, Giuseppe Carletti per la prima volta ha parlato di quel ripetitore ad un metro dalla finestra di casa. Esaminato tutto, visitato il 57 enne, per la prima volta viene individuato nel ripetitore la causa inquinante che provoca i disturbi al signor Carletti. Nel corso degli anni la famiglia Carletti ha presentato alcuni esposti all’Arpa, Agenzia regionale per l’ambiente, demandata al controllo delle antenne e degli impianti per telefonia mobile. L’Arpa ha riscontrato che effettivamente il rumore prodotto da quell’apparecchiatura, raffreddata con dei potenti condizionatori, era troppo elevato. Tanto che alla compagnia telefonica era stata elevata anche una contravvenzione e che la stessa era stata invitata a dotare di pannelli insonorizzanti la struttura. Cosa che alla fine è stata fatta. Ora il rumore è molto attutito. Un ronzio, qualcosa di sottile. “Lui è traumatizzato, ormai lo percepisce, ancora, specie di notte” racconta la moglie. Adesso tutta la vicenda è finita sul tavolo della Procura della Repubblica, un procedimento penale per lesioni a carico della compagnia telefonica.

Onda dopo onda l’elettrosmog è diventata anche una malattia. Come dire una cosa che forse era già “nell’aria”, che la si poteva aspettare. L’epoca della telefonia mobile si è aperta infatti accompagnata da decine di comitati, spontanei, sorti ogniqualvolta ci si trovasse di fronte all’istallazione di una nuova antenna. Cosa curiosa, infatti, perchè da anni, al contrario, le nostre città sono popolate da raditrasmettitori, ben più potenti delle antenne per telefonia mobile ma come dire ignorate. A parte questo resta il fatto che negli ultimi cinque anni sono cresciute come funghi queste ultime. I tetti dei palazzi, i tralicci, magari utlizzati anche per altri scopi, sono diventati i posti ideali per l’istallazione di antenne. Per quanto riguarda i danni prodotti dall’elettromagnetismo qui le scuole di pensiero sono profondamente differenti, e difficile forse trovare oggi una spiegazione o una teoria scientifica che sia unanimemente seguita. Ad esempio, come in molti ricordano, il caso delle antenne e delle parabole di Radio Vaticana, avevano acceso una forte polemica nell’opinione pubblica. Uno studido, fatto su alcuni quartieri romani, in prossimità dei trasmettitori, dimostravano come dal 1987 al 1995, si erano reigstari numerosi casi di lecuemia,s pecie tra i bambini. La legge in materia di trasmettitori è piuttosto restrittiva in Italia, tanto che le frequenze su cui viaggiano questi impianti sono decisamente più basse. Stabilire gli effetti a lungo termine sul corpo umano dall’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche è per il momento impossibile, essendo troppo recenti gli studi effettuati sul cosiddetto elettrosmog. Lo afferma la nota informativa della direzione generale degli Studi del Parlamento europeo (Scientific and Technolical Options Assessment). Questo non vuol dire però che siano scongiurati pericoli o rischi concreti. Secondo gli esper ti del centro studi europeo, l’esposizione continuata ai campi elettromagnetici potrebbe provocare danni gravi alla salute. Tutti siamo esposti quotidianamente a questi campi, provocati automaticamente dalla produzione di energia elettrica. Questo riguarda l’uso degli elettrodomestici in casa, il monitor dei computer, telefoni cellulari e le stazioni di base, i cavi dell’alta tensione, i cavi elettrici sotterranei. Ora, mentre è possibile schermare i campi elettrici, dai campi magnetici ci si può difendere solo allontanandosi dalla fonte di produzione. I rischi per la salute sono numerosi, puntualmente elencati nel rapporto. Dalle alterazioni al metabolismo alle conseguenze prodotte dai radicali liberi emessi dai campi elettromagnetici: danneggiamento delle proteine e delle membrane cellulari, modificazione dei geni e del DNA, riduzione degli ormoni antiossidanti, alterazione dei processi enzimatici e biochimici essenziali, alterazione dei livelli di calcio presenti nel sistema nervoso centrale, del cervello e del cuore. Possibili rimedi, secondo lo STOA: lontananza dalle fonti che producono campi elettromagnetici, riduzione dell’uso di cellulari e elettrodomestici, dieta antiossidante ( cavoli, cavoletti di Bruxelles, broccoletti, cavolfiore, crescione, fermenti lattici).

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CELLULARI E SALUTE

Studio effettuato da ricercatori svedesi per danni alla salute 

Cellulari e salute
Un recente studio realizzato in Svezia solleva nuovi dubbi…

Un approccio particolare quello utilizzato dai ricercatori della Lund University in Svezia, guidati dal neurochirurgo Leif Salrdo, per valutare eventuali danni alla salute arrecati dall’utilizzo del telefono cellulare.

I risultati della ricerca, che sarà pubblicata ad aprile dalla rivista statunitense del National Institute of Environmental Health Sciences, sono stati anticipati dal Time e ripresi da Panorama (del 21/2/3).

Lo studio della Lund University non ha puntato ad appurare eventuali connessioni tra certi tipi di cancro e uso del telefonino, ma si sono concentrati sugli effetti delle onde emesse dai telefonini sulla barriera (BBB: blood brain barrier) che protegge il cervello da sostanze chimiche, tossine e proteine che circolano nel sangue.

I risultati di una serie di esperimenti, realizzati a partire dal 1992, dai ricercatori di Lund ha appurato che almeno nelle cavie da laboratorio le radiazioni emesse dai telefoni cellulari penetrano la barriera. “Di conseguenza riescono a passare molecole di una proteina del sangue, l’albumina. Questi risultati – si legge su Panorama – sono stati recentemente riprodotti in un altro laboratorio e uno studio recente mostra per la prima volta che quando l’albumina supera la barriera BBB i neuroni del cervello possono morire.”

I ricercatori hanno rilevato “infiltrazioni di albumina anche a potenze basse, di 0,5 milliwatt, un livello che esiste fino 1,8 metri di distanza dall’antenna di un telefono cellulare.”

Questa affermazione solleva un ulteriore problema, quello del “telefono cellulare passivo”.
I ricercatori tuttavia mettono in allerta anche per il crescente utilizzo di tecnologie wireless in dispositivi di uso comune come frigoriferi, forni e computer.

Particolarmente a rischio nell’uso di telefoni cellulari sarebbero giovani ed adolescenti per i quali il professor Salford ne sconsiglia l’utilizzo.

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Germania: decine di tumori per i radar

Nuovo caso di allarme nell’esercito: 69 soldati addetti ai radar militari si sono ammalati di cancro tra il 1976 e il 1996. Ma potrebbe essere solo la punta di un iceberg: furono esposti 900 uomini.
BERLINO – Sessantanove malati di cancro, di cui 24 già morti, e forse si tratta solo della punta di un iceberg. Un autentico bollettino di guerra giunge dalla Germania, questa volta però sotto accusa non sono i proiettili all’uranio impoverito, ma normalissimi radar militari. Finora, almeno ufficialmente, ritenuti innocui. A lanciare l’allarme è stata il secondo canale televisivo pubblico “Zdf”: l’emittente cita uno studio – in un primo tempo negato, poi confermato dallo stesso ministro della Difesa Rudolf Scharping – che dimostra scientificamente come nel corso di 25-30 anni i militari addetti ai radar siano stati esposti, senza alcuna protezione, a raggi X, un “sottoprodotto” dei raggi emessi dal radar. I risultati sono gravi danni alla salute dei soldati, i sessantanove casi rintracciati sono soltanto un campione, complessivamente il numero di militari esposti in questi anni alle radiazioni si aggira intorno alle 900 unità. L’età media delle morti di cancro – si parla di leucemia, tumori cerebrali, cancro ai nodi linfatici, carcinomi polmonari – è di soli 40 anni.

Secondo lo studio citato dalla “Zdf”, già alla fine degli anni Cinquanta la Bundeswehr era al corrente dei rischi per i soldati, ma non aveva mai preso alcuna misura di protezione. Ancora negli anni Novanta i valori massimi sono stati superati ad esempio nel sistema di difesa Patriot.

“Con sicurezza – si legge nello studio – si può affermare che le soglie di tolleranza massima sono state ampiamente superate. I soldati non sono stati né informati né protetti”. Secondo la “Zdf” lo studio era già da due anni in possesso delle autorità militari, che però l’avevano tenuto sotto chiave.

Una pesantissima accusa, cominciano a fioccare le denunce degli ex milari danneggiati. Il primo è l’ex sottoufficiale addetto ai radar Peter Rasch, oggi cinquantanovenne, che negli anni Sessanta si ammalò 39 volte in soli quattro anni, i medici non riuscirono mai a trovare le cause. Più tardi al sottoufficiale fu scoperto un tumore al polmone, fortunatamente guarito da una tempestiva chemioterapia. Rasch ha in mano documenti che dimostrano che già nel 1958 il suo posto di lavoro era stato ispezionato dalle autorità locali, raccomandando ai vertici militari di porre protezioni di piombo intorno alle apparecchiature. Ancora nel 1992 una misurazione aveva rivelato valori 15 volte superiori ai livelli di guardia.

Il ministro Scharping ha ammesso l’esistenza dello studio: “Il numero dei casi registrati è davvero drammatico” – ha detto. Scharping ha chiesto che i tempi dei tempi brevi per i risarcimenti, ma ha difeso il suo dicastero: “Già nel 1962 – ha detto – furono diramate istruzioni di protezione, riprese dalla Nato nel 1978 e solo nel 1984 dalle autorità civili”.
Adesso però si pone un dubbio drammatico: gli impianti radar tedeschi sono spesso analoghi a quelli usati in altri paesi della Nato, Italia inclusa. E se anche altrove non fu usata alcuna protezione, il caso tedesco dei radar potrebbe diventare – come già mucca pazza e i proiettili all’uranio – un caso europeo.

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