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ELETTROSMOG E PIANO REGOLATORE: 20 MLN DI EURO PERSI PER NON PIANIFICARE LE ANTENNE

Money concept

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Coordinamento dei Comitati Romani contro l’elettrosmog

COMUNICATO STAMPA

ELETTROSMOG E PIANO REGOLATORE: IL COMUNE RINUNCIA A OLTRE VENTI MILIONI DI EURO PER NON DISCIPLINARE IL FENOMENO DELL’INVASIONE DI ANTENNE !

Assume contorni sempre più inspiegabili e censurabili l’atteggiamento del Comune di Roma nei confronti del fenomeno di proliferazione selvaggia di sorgenti di inquinamento elettromagnetico nel territorio urbano.

Roma risulta essere ad oggi la Capitale d’Italia anche per numero di antenne e ripetitori installati. Infatti è stato calcolato, con approssimazione per difetto, che gli impianti attualmente esistenti nel territorio urbano sono oltre 2600. E si tratta di un dato destinato a crescere sensibilmente, a causa dell’affermarsi di nuove tecnologie più o meno invasive (Umts, Wi-fi, Dvb-h).

L’espandersi illimitato di queste infrastrutture di telecomunicazione ha da sempre costituito un serio problema per la comunità cittadina, vuoi per i rischi sulla salute umana, generati dalla crescita esponenziale dei campi elettromagnetici, vuoi per gli aspetti ambientali e di decoro urbano, effetto del degrado prodotto dalla selva di protuberanze sullo skyline urbano, peraltro tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità !

E il Comune, a fronte di questa invasione incontrollata come ha risposto ?

Siglando un Protocollo d’Intesa con gli operatori del settore che, dalla sua entrata in vigore (luglio 2004), ha prodotto semplicemente il raddoppio di antenne, tralicci e ripetitori nella città !

Ma v’è di più. I gestori telefonici, che sono disposti ad offrire cifre allettanti, pur di convincere privati e condomìni a locare terrazzi e lastrici solari e, dunque, assicurarsi i siti più appetibili ove collocare le antenne di telefonia mobile (si stima che il canone di locazione si aggiri tra i 15 mila ed i 50 mila euro l’anno !), hanno innescato una spregevole catena speculativa, ove a guadagnarci sono esclusivamente i proprietari unici di edifici e, soprattutto, gli Enti immobilari !

Ebbene, il Comune di Roma, che con il suo protocollo d’intesa ha di fatto rinunciato a regolamentare questo fenomeno, rifugiandosi in un accordo pattizio, non ha saputo gestire neppure l’aspetto economico della vicenda, per il quale avrebbe di sicuro intascato una cifra ragguardevole.

Al riguardo, abbiamo voluto calcolare, sempre approssimativamente e sempre per difetto, il valore degli introiti sottratto all’Amministrazione pubblica. Dal luglio 2004 (data di entrata in vigore del Protocollo d’Intesa) fino ad oggi il Comune, rinunciando a gestire questa torta, ha semplicemente sciupato ben oltre 20 milioni di Euro !

Non c’è che dire: un patrimonio enorme ! Una bella fetta di Finanziaria comunale, che avrebbe fatto comodo alle casse capitoline e se spalmata sui 19 Municipi, avrebbe fornito un efficace apporto agli interventi di riqualificazione e/o risanamento dei territori nonchè al contenimento e monitoraggio in continuo delle emissioni elettromagnetiche.

Ma non è finita ! Nonostante questa clamorosa incapacità di saper individuare risorse certe, il Comune persiste nell’errore, rifiutandosi di discutere ed approvare in Consiglio la Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare, sottoscritta da ben 23 mila cittadini, con la quale si chiede, una volta per tutte, di chiudere la pagina indecorosa dei protocolli ed aprire quella virtuosa del Piano Regolatore degli impianti di telecomunicazione.

Questa proposta, presentata più di un anno fa in Campidoglio, è rimasta inevasa, nonostante lo Statuto comunale assegni al Consiglio un tempo massimo di sei mesi per l’inserimento tra gli argomenti da trattare.

Siamo sempre più convinti che l’indecoroso fenomeno della proliferazione selvaggia di infrastrutture per telecomunicazioni, che persiste e si estende in ogni angolo del territorio, abbrutendo l’orizzonte urbano e compromettendo la qualità della vita dei cittadini, deve poter essere ricondotto ad un serio programma di controllo ed una coerente disciplina da parte dell’Amministrazione Comunale !

L’attuale assetto del reticolo tecnologico offende la Città Eterna ed i suoi abitanti ed è preciso dovere di chi amministra intervenire a rimuovere le cause del fenomeno.

Il Comune fino ad oggi si è trincerato dietro il comodo alibi che un eventuale Regolamento, in assenza della legislazione regionale di settore, avrebbe subìto le censure della giustizia amministrativa.

Viceversa, le più recenti ed autorevoli sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato riconoscono il diritto dei Comuni di varare regolamenti, anche quando mancano apposite norme regionali e, pertanto, anche il Comune di Roma è pienamente legittimato ad elaborare la propria disciplina in merito.

Ora auspichiamo che il Consiglio Comunale, nella sua rinnovata veste e composizione, dedichi una attenzione particolare ed immediata alla vicenda, assegnando un percorso certo e contenuto nei tempi alla Delibera.

Ma, se ciò non dovesse accadere, a fronte dei numerosi solleciti già effettuati, siamo pronti a mobilitare la città intera, con iniziative di protesta, anche eclatanti !

Giuseppe Teodoro
Coordinatore dei Comitati romani contro l’elettrosmog

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